Si stanno per spegnere le “Luci d’artista”. C’è il tempo per un’ultima carrellata tra le luci ed i messaggi che ci hanno portato. Ricordi d’infanzia (“L’arte di andare nei boschi”, Luigi Mainolfi), abbracci cosmici (Regno dei fiori: Nido cosmico di tutte le anime) e sagome luminose in forma di corpi celesti (Giulio Paolini, Palomar), appelli al cambio climatico (Piero Gilardi, “Migrazione -Climate Change”), sogni, come le bottiglie
di plastica che si trasformano in palle di neve (Enrica Borghi, “Come nelle fiabe le cose si trasformano e diventano dei sogni”) o frammenti di plexiglas che rifrangono la luce (Vele di Natale, Vasco Are “Ho fatto approdare nel mio lavoro le vele, per non abbandonarle all’oblio di porti sconosciuti”). E infine la palla da tennis che rimbalza senza fine, testimonianza delle ATP Finals (Riccardo Previdi “Bouncing the Ball”) il palleggio che precede il servizio: “momento sospeso in cui ci si raccoglie, si discerne, si decide”. La Luce si trasforma, evolvendo verso l’alto, da un’ellisse a un cerchio.
Suggestioni.
Sul lato del Teatro Regio verso i Giardini Reali, con la suggestiva installazione “Vento solare” di Luigi Nervo, l’esplosione di “particelle elementari emesse dal sole” che illumina la parete, porta la mente a una diversa suggestione. Siamo nella Piazzetta Mollino, dedicata all’architetto figura emblematica che ha operato nella metà del secolo scorso. La parete è quella del Teatro Regio il cui auditorium Carlo Mollino aveva voluto curvo, a ricordare la forma di un uovo. Personalità geniale, autore di opere memorabili, dall’Auditorium RAI, questo, con la volta a conchiglia, al complesso ospedaliero delle Molinette, alla sede della Camera di Commercio. Amante della montagna e dello sci agonistico, (qualcuno ricorderà ancora la stazione dello Slittino presso il Lago Nero, sopra Cesana Torinese, una baita in legno che si proiettava da una piattaforma di cemento e che Mollino chiamava “chalet volante”. Studente e poi professore del Politecnico, insieme alla sua attività professionale si occupa di sport (progetta e realizza il “Bisiluro” un’auto destinata ai circuiti della classe “Le Mans”, ma non ebbe molta fortuna) e prende il brevetto di pilota. Costruisce biplani con cui si fa portare, giusto per non esagerare, in volo rovescio sopra l’autostrada per chilometri. Eccentrico, sì. Qualcuno ricorda i “draghi da passeggio” sorta di figure di animali con un corpo a soffietto da fisarmonica, che venivano trascinati come un cagnolino per via Napione. Eccentrico, al punto da presentarsi ad una cena elegante vestito da pastore. Eclettico, si inventa un gioco di società. Una gabbia per il gatto di forma sferica con quattro uscite; da quale uscirà il gatto? Si fanno scommesse. Chi vince rimedia più che altro dei graffi. Forse per queste vanità veniva guardato con sospetto dalla “buona società”.
E’ sempre stato descritto come gaudente e donnaiolo, ma per chi lo ha conosciuto non era questo il suo tratto, la sua cifra. Un amico gli chiese, ammiccante, “ma tu le paghi queste donne?” Risposta, “qualche volta”. Amava la figura femminile in tutti gli aspetti ed ha lasciato centinaia di immagini di donne fotografate in mille pose. Disegnava per loro abiti unici e li regalava loro dopo averli visti indossati. Seduttore, magari sì (sedurre=se-durre, attrarre a sé). Evidentemente le donne lo ammiravano. Stessa passione compulsiva per lo sci: diventa anche maestro. E studia i movimenti e gli assetti in pista e li interpreta lui stesso nel suo studio, con dimostrazioni illustrate da decine di fotografie; conta l’armonia, tanto e forse più della prestazione.
Diventa anche un designer di interni. Rileva una costruzione sopra La Thuile, Les Suches, un pianoro a 2300 metri, in cui realizza un piccolo prodigio di allestimento degli spazi interni: cento metri quadri per ospitare più di una famiglia, camere con letti a castello ed altre matrimoniali, servizi, e mobilio progettato ad hoc e realizzato in base agli spazi disponibili.
Da questa mania (o magia?) la famiglia Ferrari (Fulvio il padre, e i figli Napoleone e Ardita, quanto ad originalità neanche i Ferrari scherzano) trarrà il massimo, in seguito recuperando dovunque oggetti della casa che Mollino aveva costruito in riva al Po, “La Casa di riposo del guerriero”, che erano andati persi. Ora la casa è diventata un Museo, il Museo Casa Mollino. Pezzi unici, testimonianza delle poche opere rimaste della produzione dell’eclettico architetto.
“L’architetto, oltre che poeta e matematico, deve essere anche meccanico, contabile, avvocato, uomo volgare, maestro di buone maniere, mangiatore di rospi e mago, ballerino con vecchie signore, incantatore di serpenti. Pena di morte se rifiuta”. Mollino stesso, descrisse i connotati della sua arte. *
Poche opere sono arrivate fino a noi. Eccone una: Carlo Mollino e’ stato uno dei progettisti del complesso residenziale lungo la Via Castelgomberto, Mirafiori Nord, Circoscrizione 2. La realizzazione avviene alla fine degli anni Cinquanta, legge Fanfani. Gli standard qualitativi applicati sono in realtà superiori a quelli scelti per le costruzioni contemporanee destinate alle categorie operaie. Per Mollino si tratta dell’unica prova sostenuta nel campo dell’edilizia residenziale pubblica. Un totale di ottocentocinquantotto alloggi. Le unità abitative non erano state infatti previste in metrature ridotte, e comprendevano in media cucinino, sala da pranzo, tre camere e servizi igienici completi, (oggi 2 terzi delle unità hanno ampiezze minori) indice del tipo di utenza che si intendeva coinvolgere. Negozi al piano terra e un locale bici al piano cantine. A questo si aggiungono i giardini, dei quali ancora oggi si riconosce la configurazione originale della piantumazione, con alcune collinette ombreggiate, si suppone destinate a giochi bimbi. Una curiosità: sui frontepizi alcune file di mattoni a vista sono in rilievo rispetto al resto della superficie: per attenuare l’uniformità delle facciate, ci dicono.
Questo è rimasto. Magari al Regio ci andiamo poco ma qui ci abitiamo. Noi.
Gianpaolo Nardi
gianpaolon@vicini.to.it
* https://italysegreta.com/it/carlo-mollino-lultimo-eclettico-di-torino/
https://www.museotorino.it/view/s/c64cbce540544b7ba169d42d96dd9fa9
https://www.carlomollino.org/museo-casa-mollino
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