C’è la Torino che sta scomparendo nei bei testi delle canzoni della Banda Bondioli, che si è esibita al Teatro Monterosa sabato scorso. Una città che solo chi ha qualche annetto riconosce e che ci parla di una comunità ormai in via di estinzione.
I personaggi che affollano le storie, accompagnate da una musica egregia, escono da uno sfondo che rievoca le balere, le piole e in seguito i night club di Fred Buscaglione. Anche le parole, il gergo, fanno parte di un bagaglio di reminiscenze che ci ricordano come certi termini dialettali siano gli unici in grado di rendere un’idea, un personaggio, un’atmosfera.
Cosa potrebbe, nell’attuale pseudo italiano/english, rendere meglio di “badola” l’immagine di uno sprovveduto un po’ lento di riflessi? Anche “gaddano” è insostituibile, così come “gasepio” che vogliono dire forse tutti un po’ la stessa cosa mantenendone sempre la sfumatura affettuosa.
“Lingera” no, si connotava più come furbetto, quello che fregava gli altri e la faceva franca e, insieme al “fagnan”, andava evitato.
Molti di questi personaggi, la matta del condominio di ringhiera, che insegue il suo amore e la sua bellezza passata, il giovane garzone del bar che consegna i caffè in bici, la coppia dei due giocatori furbetti ci suscitano un affetto malinconico, sono immagini di una società più povera e forse, chissà, più felice.
E c’è una parte di storia comune anche dove si parla del giovane partigiano impiccato al palo, o della commistione, negli anni 60/70 di giovani rivoluzionari ed ex partigiani che si incontravano lì, nel bar di periferia, forse accomunati per l’ultima volta, il vecchio e il giovane, da un ideale di libertà poi diventato irripetibile.
Irresistibile, poi, il pezzo dedicato ai pugliesi di barriera, quelli che abitano nei dintorni di Piazzetta Cerignola e si apostrofano ancora nel dialetto lontano. Tra un tarallo e un’orecchietta alla cime di rapa scorre un mondo di immagini che appartengono ormai alla storia della città con la sua prima immigrazione, colma anche allora di parole sconosciute e da difficoltà di comprensione reciproci.
Al tutto fa da sfondo armonia di chitarra, sax, bandoneon, tastiere, contrabbasso, suonati bene con qualche guizzo di creatività e molte battute esilaranti.
Per finire, nel bel repertorio della banda, non manca lo struggente riferimento all’amicizia, che permane negli anni e ci salva ancora.
Giulia Torri
giuliat@vicini.to.it
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