“Il computer non è una macchina intelligente che aiuta le persone stupide, anzi è una macchina stupida che funziona solo nelle mani delle persone intelligenti”

Umberto Eco

 

Ghiaccio blu. Una storia americana e nostra: l’assassino giustiziato e sepolto nel mondo universale della rete

Nel panorama letterario e giornalistico italiano pochi lavori hanno saputo coniugare in modo così potente reportage, empatia umana e denuncia civile come Ghiaccio blu. Firmato da Pino Corrias, giornalista e narratore tra i più acuti del nostro tempo, il libro ci trascina dentro una storia apparentemente lontana, quella del detenuto Joseph Paul Jernigan, giustiziato il 5 agosto 1993 nel carcere di Huntsville, Texas, trasformando la narrazione in una riflessione universale sul valore della vita, sulla giustizia e sull’orrore insensato della pena di morte.

Corrias parte da un episodio singolare: dopo l’esecuzione di Jernigan, il suo corpo viene trasformato dalla scienza in un atlante digitalizzato del corpo umano, diventando così un’immagine “immortale” nei circuiti della rete, pur perdendo per sempre la sua esistenza concreta. Questa contraddizione, una vita cancellata e allo stesso tempo resa eterna e inesauribile nei bit, ridotta a una serie di numeri, diventa il cuore emotivo e concettuale del libro.

La forza di Ghiaccio blu sta proprio nella capacità di Corrias di restituire a PJ – come veniva chiamato dai suoi compagni in carcere – vissuti e stralci di vita, volti, parole, relazioni. Non è un mero racconto di cronaca: è un viaggio, che va dal Texas a New York, dalle celle del carcere ai ricordi dei familiari e delle persone che gli furono accanto, dallo sceriffo che lo arrestò al giudice che emise la sentenza, una narrazione commovente e toccante che restituisce al “Detenuto numero 699” una dignità umana che la macchina della morte gli ha negato.

Un reportage ampiamente documentato, dal tono giornalistico, ma anche profondamente umano, in cui l’autore non si limita alla ricostruzione di fatti, alla raccolta di interviste e all’analisi di documenti, ma scava nelle pieghe delle esistenze coinvolte, mettendo in discussione la retorica della giustizia retributiva. È una narrativa che sa essere feroce nella denuncia e al tempo stesso pietosa verso la condizione umana stroncata dall’istituto della pena capitale.

Il libro, pur centrato su una vicenda specifica, pone interrogativi che riguardano il sistema giudiziario americano e le contraddizioni della civiltà contemporanea. Gli Stati Uniti restano, infatti, insieme al Giappone, uno dei pochi Paesi industrializzati e democratici ad applicare ancora la pena di morte nella loro legislazione penale. Secondo i più recenti dati di Amnesty International, la pena di morte nel mondo registra un declino formale, ma non nella pratica: nel 2024 oltre 1.500 esecuzioni sono state eseguite in 15 Stati. Negli USA, solo nel 2024 sono state effettuate 25 esecuzioni, con nuove condanne capitali che continuano ad essere imposte dai tribunali. Questi numeri non parlano soltanto di crimini e punizioni, ma di vite irrimediabilmente spezzate da un’istituzione che molte organizzazioni per i diritti umani definiscono “crudele, disumana e degradante”.

Una storia, dunque che non è solo una biografia o un’inchiesta giornalistica: attraverso il racconto della vita e della vicenda di Joseph Paul Jernigan, Pino Corrias dimostra con rigore documentale e profondità emotiva quanto sia insensato e contraddittorio mantenere viva una pratica che nega ogni possibilità di redenzione, che non rispetta la fragilità umana e che si pone in contraddizione con i principi di una società veramente civile.

In un’epoca in cui il dibattito sulla giustizia penale è particolarmente vivo, Ghiaccio blu ci richiama a una riflessione profonda e attuale sui diritti umani, ci costringe a interrogarci sul significato della punizione e sul confine, troppo spesso superato, tra giustizia e vendetta, ricordandoci che la pena di morte resta una ferita aperta nella coscienza di ogni società che si voglia definire civile.

Loredana Pilati

 

loredanap@vicini.to.it

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