“La cultura non è patrimonio di pochi, è un flusso che nutre la comprensione del mondo.”

Umberto Eco

 

Referendum Giustizia: ancora due parole #1

il dibattito Magistrato Avvocato in Cascina Roccafranca

La chiamata al Referendum ci ha sorpresi, costringendoci ad affrontare un tema per i più sconosciuto ed estraneo.

Ne è consapevole Luca Rolandi nell’aprire il dibattito organizzato dal Gruppo Fra le Righe in Cascina Roccafranca il 12 scorso, con il titolo “Votare… Perché?”

Rolandi sottolinea l’importanza di questa tornata referendaria dalla quale i cittadini devono sentirsi veramente partecipi. Non si tratta di tenuta della democrazia, si devono invece cercare le ragioni di un provvedimento non del tutto digerito per poter andare alle urne con una maggiore consapevolezza, anche utilizzando il contributo di coloro che nella Giustizia vivono e lavorano.

L’ Avv Domenico Peila, penalista, rappresenta un po’ il punto di vista delle Camere Penali, una propensione per il “SI”. Che si dice subito soddisfatto di poter avere un interlocutore; non sempre chi opera nella Giustizia ne ha l’opportunità.

“Una campagna referendaria nata da certe esigenze, poi scippata letteralmente della politica”. Non è tenero con l’attuale governo. “I miei nonni scappavano dai nonni di questi signori che oggi sono qua e volevano caricare la gente su un treno e portarle altrove. Io stesso non ho non ho visto di buon grado questo progetto di legge”.

Ma occorre partire da un articolo della Costituzione che ha introdotto quello che è il concetto di “giusto processo”. La nostra giurisdizione si attua nelle aule di giustizia mediante il giusto processo. Ogni processo, e in particolare quello penale, che è quello che forse ci interessa nell’ambito di questa riforma, si svolge nel contraddittorio tra le parti, l’accusa la difesa. Un aspetto che non si avverte particolarmente nel giudizio civile, io cito la mia vicina di casa perché ritengo che mi debba risarcire di un danno e ci troviamo di fronte a un giudice che è un collega del dottor Nigra a questo tavolo, il quale decide chi ha ragione e che ha torto. Nel diritto penale la situazione un pò cambia perché abbiamo un giudice che deve decidere in relazione a un’accusa che comporta la limitazione della libertà personale. Implica una funzione non più solo di parte: qui c’è un magistrato che nel processo sostiene l’accusa quindi esercita anche una funzione pubblica che è quella di tutelare la cittadinanza, e per contro c’è il difensore dell’imputato. Il contraddittorio si svolge nella parità delle parti davanti a un giudice terzo e imparziale. Il problema che si è posto, non solo dagli avvocati, è che se ci deve essere una parità effettiva tra accusa e difesa, il pubblico ministero non deve essere collega in senso stretto del giudice perché è una parte del processo, e anche perché ha una carriera professionale ha una carriera assolutamente diversa da quella dei giudici

Questa separazione di funzione c’è già. Un problema di fondo è che questi due soggetti, il pubblico ministero e il giudice, arrivano dallo stesso concorso, sono inquadrati nello stesso ordinamento, hanno lo stesso organo (ndr, il CSM) che ne controlla l’ingresso nella magistratura, l’avanzamento in carriera, il trasferimento dalla sede, ed esercita anche la funzione disciplinare, se c’è qualcosa di cui si ha a lamentarsi in relazione all’operato di queste due categorie.

E’ un po’ il concetto espresso dall’immagine di colui che dovrebbe essere un arbitro e in realtà ha la stessa casacca dei giocatori.

Cè un dato che effettivamente può fare la differenza Questi due soggetti della magistratura sono rappresentati dallo stesso organismo che è il Consiglio Superiore della Magistratura e sono giudicati nella loro vita professionale a tutto tondo nei tempi e negli anni dallo stesso CSM.

Allora il problema ulteriore, che ha portato a questa buriana politica, è che la magistratura, che si inquadra nell’Associazione Magistrati (ANM) ha deciso, con modalità che nel tempo si sono cristallizzate, le elezioni nel rispetto dei gruppi componenti il Consiglio Superiore della Magistratura.

Cristallizzata nelle correnti che possono essere paragonate a dei partiti; e che portano i loro candidati nel CSM. “Questo crea dei problemi? Mah, non per il dottor Nigra che la mattina va a lavorare cerca di fare i conti con una carenza di personale amministrativo, con la difficoltà di una logistica che non funziona, perché la telematica che ha introdotto la riforma Cartabia (ex Ministro della Giustizia, ndr) è veramente una cosa imbarazzante per un Paese che vorrebbe dirsi civile e quant’altro”. Ma crea delle difficoltà e delle commistioni molto serie quando si devono definire gestire gli incarichi direttivi, cioè quando si deve decidere chi sarà il Presidente del tribunale dove svolge la sua funzione il dottor Nigra, quando si deve nominare il Procuratore capo di Roma, quando si deve decidere di una possibile violazione disciplinare di un magistrato.

“Quindi noi diciamo, il giudice deve essere separato tanto nella carriera quanto nella gestione della sua vita professionale. Allora questo crea, ripeto delle situazioni di grandissimo conflitto in cui si innesta inevitabilmente la politica e qui arriviamo…

Qualcuno di voi avrà sentito parlare dello scandalo Palamara. Palamara è un magistrato, o lo era perché è stato radiato dal magistratura, Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, l’organismo di rappresentanza effettiva di magistrati”. Sostanzialmente aveva creato un meccanismo perverso per cui c’era una sorta di parlamentino all’interno del CSM che disponeva, certo, non della vita e della morte dei magistrati, però chiunque tra i magistrati che aspirasse ad un incarico direttivo, o necessità di dirimere situazioni particolari, si rivolgevano a lui. Basti pensare che aveva nel telefonino qualcosa come 7000 chat quindi quantomeno 7000 conversazioni legate al suo ruolo e alla sua attività.

Siamo uno dei pochi Paesi in cui c’è questo sistema. L’assurdo è che questa modifica oggi la propone un governo di destra ma il ruolo unico dei magistrati che unifica le carriere e le sovrappone, è una legge fascista dell’allora Ministro di Grazia e Giustizia Dino Grandi. Ma fino al 2022 la portava avanti il Pd, con una mozione di Deborah Serracchiani. Comunque gli unici che restano sempre quelli, forse perché vanno in tribunale, sono gli avvocati penalisti, che da vent’anni a questa parte sostengono, da quando nel 1988 è cambiato il processo che c’è un processo accusatorio: le parti devono essere equiparate di fronte a un giudice terzo, quindi, dividiamo le carriere.

Grazie, Avvocato. Accidenti, chiaro.

Marco Nigra. Dagli anni 90 lavora a Torino, da una decina d’anni assegnato alla Sezione Lavoro dei tribunali di Torino, vale a dire quella sezione del settore civile che si occupa di licenziamenti, mancati pagamenti, di pensione. Iscritto all’ANM che racchiude 9 150 dei 9600 magistrati italiani. Una forma di sindacato un po’ particolare e ha preso una ferma, netta e chiara posizioni contraria a questo governo e a questo referendum.  “Ringrazio gli organizzatori perché con i comitati per il no eravamo un po’ preoccupati perché praticamente perché come ruolo professionale noi siamo tendenzialmente un po chiusi nei nostri uffici non siamo molto abituati ai confronti pubblici.  Oggi molti gruppi spontanei si sono organizzati, una ventata d’aria fresca per noi”.

Ora, il titolo dato al Referendum è un po’ un paravento perché, come se è stato già detto, la separazione nei fatti esiste. Da alcuni anni è intervenuta una norma che consente ai magistrati, nella loro vita professionale, di cambiare ruolo una volta nei primi 10 anni di carriera. Questione puramente pragmatica, legata ai concorsi, le graduatorie, al tirocinio. Dove servono 300 nuovi magistrati? E si descrive la geografia giudiziaria delle esigenze delle sedi a copertura delle necessità. Quindi, la norma dà la possibilità nei primi 10 anni di carriera di cambiare sede e ruolo. Attualmente il Csm è un unico organo, con la riforma diventeranno tre organi: un Csm per i giudici uno per i pubblici ministeri, più un terzo che si chiamerà Corte disciplinare.

“Alcuni colleghi a questo punto parlano della triplicazione dei costi, da 50 a 150 milioni all’anno”, argomento per Nigra, un po’ fuori dalle righe.

La separazione dei Poteri è cosa relativamente recente, dobbiamo andare indietro al ‘600. Prima, la gestione del potere delle società umane era stata sempre centralizzata, e la nostra esperienza dice che chi ha il potere tende ad averne sempre più. Il potere giudiziario consiste nello stabilire quali sono le regole e farle rispettare, e intervenire quando le regole sono violate.

Nel corso della Storia recente c’è già una forte compressione del Potere Legislativo. La stessa regola vale se una condotta è posta da un politico (si veda la vicenda dei centri in Albania). Tra l’altro siamo in una situazione in cui purtroppo per alcune decisioni storico politiche è già molto sbilanciato verso i poteri cosiddetti autocratici.

Questa riforma ne è un esempio; portata in Parlamento, quattro passaggi senza che sia stata cambiata una virgola. Il Parlamento che doveva essere il luogo preposto all’elaborazione delle regole ha fatto il notaio.

Arriviamo al CSM. Perché è così importante? Perché è il luogo che secondo la Costituzione garantisce la tutela, l’autonomia e l’indipendenza dei singoli magistrati.

“I magistrati non possono essere privati delle funzioni, dello stipendio, collocati in aspettativa, a riposo se non nei casi previsti dalla legge. Non possono essere trasferiti ad altre sedi o destinazioni se non con il loro consenso“. Nel 1946, eravamo ancora un Regno, distrutti dalla guerra, lo Stato quasi non esisteva, ecco quell’embrione di Stato nascente ha individuato questo che è stato l’ultimo atto legislativo prolmulgato dal Re, poi decaduto, con l’ultimo atto legislativo, in quel contesto, di ogni distruzione e miseria la preoccupazione, ritorniamo ad avere magistrati autonomi. Nel fascismo i magistrati dipendevano dal il Ministro di Grazie e Giustizia dipendenti della Pubblica Amministrazione come tutti gli altri col rischio di essere trasferiti a 500 km di distanza

Questo è il Csm che gestisce la totalità della vita professionale del magistrato da quando supera il concorso, dispone di tutte professionalità, commina tutti i provvedimenti disciplinari, decide quanti devono andare al civile quanti al penale. “In Costituzione è prevista l’indipendenza per garantirne l’autonomia da pressioni dipendente da altri poteri”.

Un respiro profondo. Il moderatore prova a sollecitare domande su questi primi interventi. (segue)

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