Sarà difficile d’ora in poi, passare nei pressi delle Torri Palatine e non sentire aleggiare il mugugno di Giulio Cesare che ci ammonisce sulla pericolosità dei migranti.
Propongo che per par condicio si muniscano di pensiero recondito e di voce tutte le statue torinesi. Perchè solo Giulio Cesare e Cesare Augusto dovrebbero avere il privilegio di poter esprimere le loro querimonie verso le migrazioni scomposte che tanto rovinano l’appeal della città? E Vittorio Emanuele che cavalca impavido in mezzo al crocevia del corso a lui dedicato non amerebbe anche lui esprimere il proprio disappunto per qualche fenomeno attuale a lui inviso? Che so, lo spritz al posto del Vermuth? E perchè dovrebbe essere da meno Giuseppe Garibaldi, che dal suo Lungo Po amerebbe dire due paroline sul fenomeno dei monopattini posteggiati malamente lì presso che gli deturpano il piedistallo?
Che a creare castronerie si dedicasse fino a qualche tempo fa solo qualche alunno poco studioso di scuola media era cosa risaputa e tollerata, ma quando cominciano a scriverle (e a pensarle) adulti conclamati fa un po’ effetto. Il catalogo a cui si fa riferimento è stato ritirato, ma i dubbi su chi abbiamo ad esprimersi sugli oggetti storico/culturali cittadini resta.
Giulia Torri
giuliat@vicini.to.it
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