“La libertà di pensiero ce l’abbiamo. Adesso ci vorrebbe il pensiero”.


Karl Kraus

La Stampa-Quando era la voce di Torino

«Non vi è questione un po’ grave ed interessante, non solo in Piemonte, ma in Italia e nel mondo civile, di cui il nostro giornale non si occupi …… per mezzo de’ suoi scrittori e collaboratori. A questa ampiezza di trattazione e di discussione, a questa universalità di scopi e di argomenti abbiamo creduto che altro titolo più adatto non corrispondesse all’infuori di questo – La Stampa»

“A Frassati, 1894”.

La vendita de La Stampa, una testata storica nella nostra realtà piemontese, magari non solleverà le piazze, ma una riflessione la merita. E’ notizia ufficiale che Gedi, facente parte di Exor e il Gruppo Sae, guidato da Alberto Leonardis, e proprietario di numerose testate a carattere locale, hanno firmato il contratto preliminare per la cessione de La Stampa, avviando quindi il processo che porterà la testata sotto il controllo del nuovo editore. L’operazione non riguarda soltanto il quotidiano, ma anche le testate collegate, le attività digitali, il centro stampa, la rete di raccolta pubblicitaria locale, le attività di staff e di supporto alla redazione.

L’attenzione va prima di tutto ai lavoratori: secondo fonti sindacali, a La Stampa lavorano 178 giornalisti, 102 tra poligrafici e amministrativi e collaboratori freelance. Nel confronto con il sindacato, è stato presentato dall’editore un piano industriale: obiettivo dichiarato è contenere i costi e creare un network editoriale locale di respiro nazionale con radicamento territoriale e prossimità alle comunità locali. Nel disegno industriale sarebbero previsti anche una integrazione tra carta stampata e digitale, dei servizi di comunicazione e pubblicità innovativi, un’espansione nazionale attraverso acquisizioni strategiche.

Eppure La Stampa nasceva come testata locale così come pensata da Alfredo Frassati, giornalista e scrittore con un forte interesse per le questioni sociali e politiche. Con la sua visione innovativa e il suo impegno etico, trasformò un giornale regionale in una testata di rilevanza nazionale e internazionale con un significativo ampliamento delle tematiche. Il giornale iniziò a coprire una vasta gamma di argomenti: politica nazionale e internazionale, economia, cultura, scienza, tecnologia e sport.

Con l’ascesa del fascismo La Stampa, sotto la direzione di Frassati, mantenne una posizione critica verso il neonato regime e furono proprio le limitazioni alla libertà di stampa che portarono Frassati a fare un passo indietro nella conduzione e la famiglia Agnelli ad acquisirla.

Gianni Agnelli, successore di Valletta alla Fiat, volle un giornale che oltrepassasse i confini del Nord-ovest per diventare una testata nazionale; il direttore Ronchey puntò sugli esteri e sulle notizie di economia e con collaboratori come Carlo Casalegno, Alessandro Galante Garrone, Luigi Firpo e Norberto Bobbio riuscì a consolidarne la presenza sul piano nazionale.

Oggi il quotidiano occupa, per la quota di copie vendute, una posizione non più di spicco a livello nazionale come negli anni ’70, ma comunque significativa, tra i primi 5 quotidiani nazionali.

Eppure si osserva che nonostante tutto, i quotidiani continuano ad avere notevole rilevanza nel panorama politico ed economico, anche se tutti i principali gruppi editoriali nazionali evidenziano pesanti perdite economiche e gli editori puri sono quasi scomparsi. Si sa che lo stesso De Leonardis possiede solo una piccola quota di SAE, per cui sarà giocoforza per SAE trovare altri finanziatori per soddisfare le richieste economiche dei venditori. Negli ultimi giorni si fa il nome di John Elkann: ciao Exor, sono qua io. E’ possibile che la testata prestigiosa abbia ancora una certa presa sull’opinione pubblica, al di là del numero di copie pubblicate e…vendute.

giorgiof@vicini.to.it

In questa carrellata storica, coast to coast dal passato remoto all’attualità, non possiamo trascurare il ruolo centrale che svolge La Stampa durante le lotte sindacali dei primi anni ’60 e ancora a fine anni ’60, agendo come cassa di risonanza delle posizioni industriali nel periodo delle grandi trasformazioni delle relazioni industriali, fino all’adozione dello Statuto dei Lavoratori. (1970)

Il giornale diede ampio risalto e supporto all’accordo sottoscritto tra Gianni Agnelli (in rappresentanza di Confindustria) e Luciano Lama (CGIL) per l’aumento della scala mobile e il punto unico di contingenza, (1975) un passo necessario per difendere i salari dall’inflazione e stabilizzare il conflitto sociale.

La Stampa rifletteva la visione moderata e istituzionale, criticando le forme più accese di protesta operaia, in contrapposizione con le rivendicazioni della sinistra extraparlamentare, in un contesto in cui la città viveva una tensione altissima con scioperi generali e manifestazioni di piazza. Una posizione di confronto tra le esigenze della grande industria e le richieste del sindacato confederale, un freno alla radicalizzazione delle lotte di base.

Fino allo stereotipo, così si diceva, dell’operaio che accompagnava la famiglia alla Messa con La Stampa in una tasca e l’Unità nell’altra.

 Crisi dei prodotti stampati e della loro vendita. L’edicola sotto casa chiude: “Chi me lo fa fare, uscire di casa alla 5 per fare la guardia al fascio di giornali che il furgone lascia tutte le mattine, per poi vendere qualche copia…” dice l’edicolante.

 gianpaolon@vicini.to.it

Giorgio Ferraris, Angelo Tacconi, Gianpaolo Nardi

Immagini da Archivio Storico La Stampa

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