«Un’auto vecchia torna/ da Scilla a Torino,/ dentro ci sono dieci occhi/ ed uno stesso destino»: questa immagine potente è una delle linee ispiratrici della mostra appena inaugurata al Museo Nazionale dell’Automobile: in scena l’unione creativa tra Lucio Dalla e Roberto Roversi, in cui la composizione musicale si intreccia alla poesia e la storia industriale diventa racconto collettivo dell’Italia che cambia. Il progetto del MAUTO – come ha ricordato il Presidente Benedetto Camerana – è quello di far dialogare il fenomeno automobilistico con le altre forme di cultura: arte, fotografia, cinema, letteratura e musica. L’auto non viene quindi presentata solo in quanto oggetto tecnico, ma come fenomeno centrale del Novecento e chiave per leggere trasformazioni sociali e culturali.
La collaborazione tra Dalla e Roversi per l’album Automobili – pubblicato esattamente cinquant’anni fa – nasce dall’incontro tra un musicista in cerca di una svolta artistica e un poeta radicalmente impegnato. Dopo il tempo della produzione leggera e convenzionale, il cantautore sente il bisogno di un cambiamento profondo, di un repertorio capace di entrare dentro le contraddizioni della società, grazie all’apporto di una scrittura più complessa, narrativa e civile.
Roversi, infatti, aveva una lunga storia intellettuale legata a Bologna, alla Resistenza e all’editoria indipendente, con una forte distanza dall’industria culturale tradizionale. Questo approccio confluisce nei testi di Automobili, caratterizzati da uno stile ideologico, evocativo e fortemente critico verso la società industriale.
Nel brano L’auto targata TO, la nostra città assume il ruolo simbolo della fabbrica italiana, dell’immigrazione interna e delle tensioni sociali degli anni Settanta. L’album alterna registri molto diversi: dal linguaggio duro e realistico a momenti decisamente lirici e visionari. Alcuni passaggi vennero considerati troppo espliciti dal punto di vista politico e subirono forme di censura o modifiche. Tra i brani manifesto della raccolta spicca Nuvolari, dedicato al leggendario pilota: in esposizione l’ Alfa Romeo P3, la celebre monoposto legata alle sue imprese. La canzone, costruita in modo innovativo e senza un ritornello tradizionale, racconta l’eroismo ma anche la fragilità dell’uomo, trasformando la figura del campione in una metafora più ampia del rapporto tra individuo, tecnologia e modernità.
In sintesi, la mostra al MAUTO restituisce Automobili come un’opera totale: non solo un disco, ma un progetto culturale che utilizza l’automobile per raccontare Torino e l’Italia degli anni Settanta, tra industria, conflitti sociali e trasformazione della società.
Anna Scotton
annas@vicini.to.it
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