Ciò che resta prima del silenzio è il titolo del bel progetto di Giacomo Doni, che assumiamo come chiave di lettura per alcune considerazioni ora che è calato il sipario sugli spazi dell’Orto che cura, del Chiostro della Certosa, delle aule laboratorio di Unito…Nell’esposizione dell’artista toscano, specializzato in documentazione di archeologia sanitaria, le testimonianze degli effetti personali prelevati ai pazienti delle strutture manicomiali prima dell’internamento. Un portafoglio, un pettine, una lettera, diventano tracce emozionanti, capaci di restituire identità a persone ridotte a una diagnosi e rinchiuse dietro un muro.
La tavola rotonda Generazione Onlife ha acceso i riflettori sugli adolescenti di oggi, forse la prima generazione capace di parlare apertamente delle proprie emozioni, vulnerabilità e paure. Dal peso delle aspettative al timore di non esserne all’altezza, fino alle sfide dell’iperconnessione, il confronto ha mostrato come il disagio giovanile non sia solo una questione individuale, ma il riflesso di profonde trasformazioni culturali e nelle relazioni.
Con lo spettacolo in anteprima nazionale Sono un errore, Mauro Ermanno Giovanardi e Andrea Scanzi hanno mostrato come lo scarto dalla normalità possa diventare materia artistica potente, analizzando l’energia creativa che ha attraversato le vite e le opere di molti esponenti della scena musicale tra gli anni ’70 e ’90. Il sentirsi diversi, inadeguati o “folli” non è qui una mancanza, ma una possibilità di sguardo personale e autentico sul mondo. La voce musicale rimanda a quella del giornalista per riconoscere dignità e bellezza in ciò che sfugge alle convenzioni. 
Per il decennale dell’uscita di Quello che l’acqua nasconde, lo scrittore Alessandro Perissinotto ha presentato un reading intenso per riportare l’attenzione sulle esistenze ferite dall’internamento in manicomi come Collegno e Villa Azzurra, diretti dal professor Giorgio Coda. In questo stesso orizzonte si colloca il richiamo a Portami su quello che canta di Alberto Papuzzi. libro-inchiesta sul processo a Coda e sulle pratiche di maltrattamento e uso punitivo dell’elettroshock. Due opere diverse che, nel segno delle “anime fragili”, danno voce a chi è stato privato di dignità e memoria e chiamano anche il presente a responsabilità verso le nuove forme di esclusione.
Tra i vari momenti della rassegna, era possibile ricevere informazioni sulle attività dello IESA (Inserimento Eterofamiliare Supportato di Adulti) dell’ASL TO3, da volontari che illustravano con disponibilità e competenza le attività del servizio.
Cosa hanno da dire Platone e Aristotele, infine, alle solitudini dell’uomo contemporaneo? Nello spettacolo di Matteo Saudino e Giua filosofia e musica si intrecciano per affrontare la crisi di questo tempo: incertezze esistenziali, smarrimento nell’individualismo e dominio del consumo, paure tecnologiche. E allora il pensiero antico torna attuale: l’uomo non si salva da solo, ma dentro la polis. Solo un rinnovato impegno politico, inteso come partecipazione alla vita comune e alla costruzione di una giustizia condivisa, può ricostruire il senso della convivenza e trasformare la fragilità individuale in forza collettiva.
Alla prossima Collegno Fol Fest!
Anna Scotton
annas@vicini.to.it
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