“Le menti sono come i paracadute: funzionano solo quando sono aperte.”

Autore anonimo

 

Casa dolce casa

Le recenti manifestazioni spagnole in sostegno dell’anziana sfrattata dall’abitazione in cui aveva sempre vissuto hanno riportato all’attenzione anche da noi il problema della casa.

L’aumento dei costi, soprattutto degli affitti e della loro sproporzione rispetto ai redditi medi salta ormai agli occhi. Fenomeno presente in gran parte d’Europa, in Italia é acuito dalla squilibrio con i salari, qui parecchio  più bassi che nel resto del continente.

Questa tendenza si percepisce maggiormente nelle città con estesa vocazione turistica e Torino ultimamente ne sta pagando i costi.

La causa del fenomeno é probabilmente l’approccio neoliberista al problema, cioé ad una regolamentazione carente che fatica a disciplinare il privato.

Considerando che l’ultima legge importante sulla casa fu quella di Fanfani * risulta chiaro che del problema, in seguito, ci si é occupati poco e male.

Tornando alla situazione cittadina che sta appunto risentendo, tra gli altri motivi, del maggior apporto turistico in città, interessanti sono i dati forniti da Airmap, progetto che fornisce dati sull’utilizzo della piattaforma di affitti brevi Airbnb nelle principali città italiane e che nasce dall’esigenza di colmare una lacuna informativa sull’espansione e l’evoluzione delle locazioni brevi mediate da Airbnb nel contesto italiano.

 

“Con 9.734 annunci disponibili su Airbnb (l’85% dei quali relativi a intere abitazioni) Torino era, nel 2024, la sesta municipalità in Italia in termini di diffusione della piattaforma di affitti brevi a scopo turistico, con una crescita del 50% rispetto al 2017. A crescere nel periodo analizzato è stato anche il numero di notti complessive prenotate tramite la piattaforma, passate dalle 337.000 del 2017 alle 758.000 del 2024 (+125%), in un quadro in cui tutte le prestazioni degli annunci sono migliorate (per esempio, il numero di notti prenotate annualmente per singola unità abitativa è passato da 52 a 78, con un aumento del 50%)

Gli alloggi presenti su Airbnb a Torino sono gestiti da 6.005 host (+34%), l’87% dei quali sono small host, ossia soggetti che amministrano una o due abitazioni. I medium host, che gestiscono fra 3 e 10 abitazioni, sono circa l’11%. I large host, ossia coloro che gestiscono più di 10 abitazioni, sono poco meno del 2%. Il numero di questi ultimi è però cresciuto del 280% dal 2017 al 2024. Nel 2024, i large host controllavano il 18% delle abitazioni (nel 2017 tale dato si attestava all’8% del totale), con un aumento, nel periodo considerato, del 230%.”

https://full.polito.it/airmap

Pur riconoscendo che non si possa attribuire l’unica causa della  crisi degli alloggi alle piattaforme turistiche, sicuramente la possibilità per i proprietari  di potere realizzare forti guadagni dal bene immobile posseduto, può  allargare la crisi a cui si aggiunge  la carenza ormai cronica di alloggi popolari – molti dei quali richiedono interventi di manutenzione straordinaria – per cui le richieste degli inquilini sono quasi raddoppiate negli ultimi anni, passando dalle 6.567 del 2018 alle 12.156 domande valide arrivate per l’ultimo bando.

Una situazione complessivamente critica, che oggi si fa sentire di più a Torino rispetto ad altre grandi città del Nord, anche in relazione al fatto che i canoni di affitto partivano da una base mediamente contenuta.

«Il vero problema oggi è trovare appartamenti a canoni sostenibili rispetto agli stipendi» denuncia a Repubblica il segretario della Sicet Piemonte e Torino Simone Pensato. «Viviamo un momento storico per cui i valori degli affitti sono drogati dai contratti brevi turistici e, a Torino in particolare, da quelli transitori per studenti universitari».

 

Torino dispone di un patrimonio abitativo ampio, ma una parte consistente resta fuori dal mercato mentre famiglie, studenti e lavoratori faticano a trovare una sistemazione.

Molte abitazioni rimangono vuote e le ragioni che spingono un proprietario a non affittare possono essere assai diverse.

Parecchio è dovuto al timore della morosità degli inquilini e ai tempi esageratamente lunghi necessari  a recuperare l’appartamento; oppure gli immobili necessitano di interventi molto costosi per essere in regola o ancora sono proprietà divise tra più di un erede e necessitano di tempi lunghi per essere accatastati  correttamente.

Complessivamente problema spinosissimo,  la recente crisi del Governo spagnolo sta dimostrando come i nodi delle necessità primarie dei cittadini vengano prima o poi al pettine.

 

*Legge casa Fanfani (formalmente Legge 28 febbraio 1949, n. 43), nota anche come Piano INA-Casa, è stato un grande programma pubblico di edilizia residenziale in Italia, attivo dal 1949 al 1963.

 

Giulia Torri

giuliat@vicini.to.it

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