Il 2025 ci costringe a salutare uno dei simboli più amati del Festival di Sanremo e della musica italiana.
“Dirige l’orchestra il maestro Beppe Vessicchio.” Una frase diventata iconica, che da sola bastava a scaldare il cuore del pubblico. Con un semplice cenno della bacchetta, un sorriso discreto e un’eleganza senza tempo, Vessicchio riusciva a trasmettere emozione, rispetto e passione.
Classe 1956, originario di Napoli, Giuseppe Vessicchio inizia la sua carriera negli anni ’70 come arrangiatore per artisti partenopei, come Bennato e Buonocore. Ma è negli anni ’80, grazie alla collaborazione con Gino Paoli, che si affaccia al panorama nazionale e prende avvio il suo cammino accanto ai grandi nomi della musica italiana.
Negli anni ’90 diventa una presenza fissa sul palco dell’Ariston: dirige decine di artisti al Festival di Sanremo, lasciando il segno in oltre trenta edizioni. La sua firma musicale ha accompagnato voci e canzoni entrate nella memoria collettiva. Ha diretto esibizioni indimenticabili come “Perdere l’amore” di Massimo Ranieri, “Ti lascerò” di Anna Oxa e Fausto Leali, “Senza pietà” di Anna Oxa, “Luce” di Elisa, fino a brani iconici come “La terra dei cachi” di Elio e le Storie Tese e “Che fantastica storia è la vita” di Antonello Venditti.
La sua bacchetta ha saputo valorizzare la potenza di ogni brano, sostenendo gli artisti con sensibilità e competenza, contribuendo spesso in modo decisivo al successo delle loro esibizioni.
Ma la sua attività va ben oltre il festival: Zucchero, Ornella Vanoni, Biagio Antonacci, sono solo alcuni degli artisti che hanno incrociato il suo talento.

Accanto al lavoro artistico, Vessicchio ha sempre coltivato una profonda vocazione educativa. Agli inizi degli anni 2000 è stato docente e mentore nel talent “Amici” di Maria De Filippi, ruolo ripreso poi dal 2018. Nel 2017 è stato anche direttore artistico de “Lo Zecchino d’Oro” e membro della commissione selezionatrice dei brani. Il suo impegno si è esteso anche al sociale: è stato promotore di progetti di musicoterapia con “La Lega del Filo d’Oro” per bambini sordociechi.
Il maestro lascia in eredità molto più di spartiti e arrangiamenti: ha trasmesso una visione della musica come strumento di relazione e dialogo, un linguaggio capace di unire. Il suo gesto artistico è sempre stato misurato, generoso, lontano da ogni autoreferenzialità, guidato da un profondo rispetto per le persone, per le emozioni e per ogni singola nota.
Se ne va una figura amata da intere generazioni. Un maestro, sì, ma anche una presenza familiare, un amico dall’iconico pizzetto brizzolato, che con discrezione, eleganza e profonda passione, ha saputo accompagnare e dirigere il cuore della musica italiana.
Silvia Destro
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