Leggo che un preoccupante segnale di cambiamento sociale in atto è la scelta, da parte soprattutto di giovani, di isolarsi dagli altri. Il fenomeno nato come hikikomori (parola giapponese) si allarga, pare, anche a persone di età più avanzata. Quindi, deduco, il problema sta nel rapporto con gli altri e con sé stessi aggravato attualmente dalla lunga permanenza davanti allo schermo del PC.
Per le passate generazioni il problema era probabilmente già presente ma senza la possibilità di rifugiarsi in un altrove così perfettamente funzionale.
Ora però c’è lo psicologo on line.
A parte che non capisco tanto bene come funzioni (ma questo è demerito mio che forse non mi sono abbastanza informata), mi pare che si suggerisca di usare uno degli strumenti che determinano il problema per curare il problema. Insomma, come se uno per curare il colesterolo si abbuffasse di formaggi grassi.
Quello che mi suggerisce il dubbio più cocciuto però è la titolazione dell’ambaradan psicotecnologico. Si chiama “Unobravo” e la sua pubblicità imperversa ovunque.
Embè? Sì, le ho lette le motivazioni del nome. Ma nonostante ciò non riesco a vederne il senso.
Che debba rivolgermi ad “Unosgalfo?”
Giulia Torri
giuliat@vicini.to.it
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