“La libertà di pensiero ce l’abbiamo. Adesso ci vorrebbe il pensiero”.


Karl Kraus

Carlo Verdelli e la scatola nera in tasca

Genitori e figli prigionieri del telefonino

Presso la chiesetta di Via Col di Lana, sede de “La Miniera culturale in periferia” il 14 scorso Carlo Verdelli, giornalista e scrittore, in dialogo con la giornalista di “La Repubblica” Ottavia Giustetti, hanno presentato il libro “Il Diavolo in tasca”, un evento in ambito Salone Off.

Il diavolo che ci portiamo in tasca, proprio come la scatola nera degli aerei, porta con sé dati, informazioni riservate, le nostre immagini, i video privati.

Come il diavolo biblico, il nostro smartphone non usa un linguaggio violento per soggiogare. Anzi, è suadente, persuasivo. Ammiccante. Porta la sua minaccia nello stesso modo. Prima era un telefonino, tascabile, utile, che bello, possiamo telefonare per strada. Poi sempre più smart pieno zeppo di funzioni e di noi stessi.

Indispensabile.

Verdelli, dall’alto della sua esperienza e lunga vita da giornalista ammonisce: il diavolo ci sorveglia, ci spia.

Una ragazza piange davanti al suo telefono, racconta Verdelli. Ha chiesto al suo smartphone, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, di raccontarle come si sta comportando il suo ragazzo. E il telefono sciorina tutto quello che ha appreso dalle comunicazioni tra i due, il bello e il brutto, ciò che è noto ed il privato. L’intimo. Come se un estraneo raccontasse pubblicamente tutto di noi.

Qualcuno dal pubblico vorrebbe avere qualche idea, dallo scrittore e giornalista navigato, sul che fare per sottrarsi alla suggestione del subdolo compagno che portiamo sempre con noi. Verdelli non ci sta; il compito del giornalista è quello di mettere il lettore di fronte alla realtà, quale che sia, non di indicare percorsi e soluzioni. D’altra parte la rapidità con cui possono muoversi e raggiungerci notizie e informazioni non è tale che il giornalista possa mettersi in competizione. Semmai, dice Verdelli, noi giornalisti cerchiamo di capire, dateci il tempo di spiegarvi cosa abbiamo capito.

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@vicini.to.it

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