“La libertà di pensiero ce l’abbiamo. Adesso ci vorrebbe il pensiero”.


Karl Kraus

SalTo 26: l’autismo prende parola

Testimonianze, letteratura e diritti al centro del dibattito

Al Salone Internazionale del Libro di Torino, i temi dell’autismo e delle neurodivergenze hanno occupato il centro della scena attraverso due incontri distinti, ma accomunati dallo stesso scopo: restituire voce e spazio alle persone nello spettro autistico, superando stereotipi, pietismo ed etichette.

La presentazione dell’associazione Aspergeronline e del libro By autistic for autistic ha dato vita a un confronto aperto sulla neurodiversità, nato dall’esperienza personale di Simone Favarin, che ha ricevuto una diagnosi di autismo a quarant’anni trasformando quella scoperta in un percorso collettivo di divulgazione, supporto e inclusione. Nel tempo Aspergeronline è diventata una vera e propria community, composta in larga parte da persone neurodivergenti e appartenenti allo spettro autistico, creando uno spazio di confronto diretto e di mutuo supporto.

Sul palco si sono alternati attivisti, clinici e membri della community, intrecciando dati scientifici e racconti autobiografici. Al centro del dibattito, l’idea che ogni cervello funzioni in modo differente: genetica, ambiente ed esperienze personali contribuiscono a costruire connessioni neurologiche uniche, rendendo la neurodivergenza una variazione naturale del funzionamento umano più che una semplice categoria clinica.

Ampio spazio è stato dedicato anche alle nuove evidenze scientifiche sull’autismo, che mostrano modalità differenti di connessione tra aree vicine e lontane del cervello, influenzando percezione, comunicazione ed elaborazione delle informazioni. Ma il momento più intenso è arrivato dalle testimonianze personali. «Nella mia famiglia non ero divergente da nessuno», ha raccontato la dottoressa Federica Fulici, spiegando come il contesto possa modificare radicalmente la percezione della diversità.

Tra applausi, video e interventi del pubblico, l’incontro ha restituito il ritratto di una comunità che chiede soprattutto normalità: spazi sicuri per tutti, linguaggi corretti e la possibilità di esprimersi senza dover mascherare il proprio modo di essere.

Lo stesso filo conduttore ha attraversato anche la presentazione del progetto letterario Sull’isola che non c’era, presentato da Andrea Antonello e Franco Antonello, promosso dall’associazione Io sono una persona per bene insieme a I Bambini delle Fate e alla casa editrice La nave di Teseo.

L’iniziativa, nata proprio al Salone un anno fa, è pensata per dare spazio a giovani autori nello spettro autistico senza relegarli in una “collana speciale”. «Non volevamo creare un ghetto editoriale», ha spiegato Elisabetta Sgarbi, sottolineando la volontà di inserire queste opere nella programmazione editoriale ordinaria.

Protagonista dell’incontro è stato Yuri Tuci, autore insieme a Lorenzo Clemente del libro Caregiver Motherfucker. Un testo che rifiuta ogni narrazione consolatoria sull’autismo e racconta invece il conflitto quotidiano tra le aspettative sociali e l’identità personale.

Clemente ha denunciato il rischio di trasformare Yuri nell’“attore autistico”, confinandolo dentro un’etichetta. Yuri ha risposto con parole accolte da un lungo applauso: «Noi esistiamo, non dobbiamo essere ignorati. Abbiamo gli stessi diritti di tutti e continueremo a lottare fino all’ultimo respiro».

Il momento conclusivo ha trasformato il palco in una dichiarazione collettiva di presenza: circa ventuno giovani autori sono saliti insieme davanti al pubblico, mostrando testi, pensieri e disegni raccolti in un’agenda distribuita ai visitatori. Non una celebrazione pietistica, ma un gesto di consapevolezza e rivendicazione collettiva.

Al Salone del Libro, per un pomeriggio, la letteratura è diventata uno spazio in cui la diversità non chiede permesso, ma prende finalmente parola.

 

Silvia Destro

silviad@vicini.to.it

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