Sì, perché non ce n’è una sola, ce ne sono più di una, troppe per chi fa di mestiere lo storico, tanto che Barbero esordisce dicendo “la mia non è una biografia”.
Siamo alla “Miniera culturale in periferia”, Via Col di Lana dove il professore ha accettato con entusiasmo di presentare, il 10 scorso, il suo libro “San Francesco”.
Lo storico ha bisogno delle fonti: racconti, testimonianze. Cosa ci ha raccontato il Santo? Ha lasciato degli scritti? Poco. Sono noti due messaggi, due cartoline inviate all’amico frate Leone in latino con tanto di firma che il compagno custodisce gelosamente. Altro che l’autografo di Sinner.
E c’è il suo testamento spirituale.
“Dio mi ha condotto fra i lebbrosi” E’ in quel momento che ha cambiato vita.
San Francesco e i lebbrosi (meglio tanti o uno solo?)
Tra i pochi scritti di suo pugno, c’è l’episodio dell’incontro con i lebbrosi.
I lebbrosi. Un incontro abbastanza casuale. Non che venissero proprio isolati ma la gente preferiva non avere troppi contatti … “e ho fatto misericordia con loro”. Ha avuto compassione e li ha confortati. Non troppa enfasi. Per la gente la sola vista era disgustosa. Per lui era stata una cosa di grande dolcezza, “ho provato dolcezza dell’anima e del corpo. E sono uscito dal mondo“. Uscire dal mondo è l’espressione che usavano molti sinceri cristiani che sentivano il bisogno di chiudere col passato e cambiare vita.
Quando Francesco muore, viene fatto santo subito. La Chiesa ha un disperato bisogno di santi e di …miracoli. Si commissiona la sua biografia. Viene incaricato Tommaso da Celano, un prestigioso intellettuale che riesce a raccogliere un sacco di notizie. Scrive quanto ha appreso dai frati stessi o comunque da chi ha conosciuto il Santo. Ma non conosce i particolari.
E racconta che un giorno mentre percorreva una strada a cavallo, ha incontrato un lebbroso. Ha capito che quel lebbroso glielo aveva mandato Dio. E’ sceso da cavallo e ha baciato il lebbroso. Suggestiva l’immagine del bacio al lebbroso. Ma al racconto si prestava meglio un cavallo che un frate a piedi e scalzo e il lebbroso non una comunità. Non importa il fatto, conta la verità spirituale.
I miracoli…meglio tanti
La biografia scritta da Tommaso circola, ma la gerarchia ecclesiastica ritiene che la sua versione sia troppo lunga. Viene convocato e invitato a rivedere il testo e produrre una versione più breve. Tommaso commenta” qualcuno vorrebbe che le cose fossero scritte in un altro modo…”“Non hai messo abbastanza miracoli”.
Nascono dibattiti sulla natura dei miracoli. Tommaso non è convinto che molti atti prodigiosi attribuiti al Santo fossero proprio dei miracoli. Ma no, i superiori gli impongono di metterli proprio tutti. E’ seccato e scrive: “non possiamo mettere tutti i giorni qualcosa di nuovo”.
Francesco piace, e ci tiene a fare crescere la sua “Fratellanza”. Si mandano missioni a raccontare come vivono i fratelli. Si nominano dei dirigenti che, nel tempo, si troveranno a gestire aree di potere. Oramai è una multinazionale.
La vita del Santo diventa oggetto di interpretazioni diverse.
Francesco ambientalista? Mah.
Una delle letture difficili da accreditare è quella di San Francesco ambientalista. Sappiamo che fu proclamato patrono degli ecologisti addirittura da Papa Giovanni Paolo II, ma non è di questo parere il professore.
Francesco ama le allodole, poi gli uccellini in genere, poi gli animali in genere, poi le piante, le pietre … e anche la morte. Una visione di fraternità e amore universale. Fagiano, coniglietto, pesciolino. Particolari minuti delle preferenze del Santo, che certo non possono essere tutti inventati. E poi c’è il Cantico delle creature. Ma questo può essere un messaggio del tipo: stiamo attenti perché stiamo minacciando la natura…? Idee che nel XII o XIII secolo non potevano avere spazio. La natura non era affatto in pericolo, anzi semmai era ancora qualcosa da temere, meglio guardarsene. Ma quando scrive il Cantico delle creature: “Lodiamo Dio per tutto ciò che ci ha donato” arriva ad ammettere un rapporto tra l’anima e il corpo, all’epoca in cui il movimento dei Catari sosteneva che nostri corpi, soggetti a corrompersi. non può averli creati un Dio buono. Al contrario, un Dio cattivo avrebbe imprigionato l’anima dentro il corpo. Nella spiritualità di Francesco c’è qualcosa che riguarda noi. Ma l’ambientalismo…
Troppe biografie, facciamone una definitiva
Sarà San Bonaventura, generale dei Frati Minori a cercare di porre fine, a modo suo, alle dispute che erano arrivate a mettere in discussione la regola stessa dell’Ordine, da molti ritenuta troppo rigida e che invece Francesco cercherà di difendere fino alla fine. La biografia di Sa Bonaventura si intitola Legenda Major, legenda nel senso appunto di spiegazione autentica. E parte una circolare che impone a tutti i monasteri di distruggere le vecchie versioni. Non succederà, alcune continuano a circolare.
Di fatto rimane una confusione, non si sa più chi fosse veramente San Francesco. La prima parte della sua vita testimonia di una natura più umana. Ma quando si tratta di mettere per iscritto la regola ci sono discussioni, Francesco si mette in contrasto con i suoi stessi dirigenti. Per Bonaventura non ci sono dubbi su quali obblighi si prende chi vuole partecipare all’Ordine: duro lavoro di braccia, povertà assoluta. Dormire per terra e non accettare offerte e proprietà è ancora comprensibile, ma non poter possedere neppure un libro è difficile da accettare.
Insomma, è paradossale che per un personaggio di tale statura, in ogni tempo si sia visto un modo diverso di essere.
Fra il 200 e il 300 ci sono continui movimenti di riforma. Qualcuno è stato marchiato di eretico e finito male. Si creano delle correnti. Scissioni interne che non lasciano traccia ed altre che hanno un certo successo. Ad esempio i Cappuccini che si separano in favore di una regola più osservante.
A Roma, 30 anni prima di Francesco, un altro matto si era presentato dal Papa coi suoi seguaci con la pretesa di voler andare a parlare del Vangelo in mezzo alla gente. Il Papa è scettico: “ah volete andare a parlare alla gente? Ma sapete di cosa andare a parlare con la gente?” Fa fare loro un esamino e si vede che in fondo sono degli ignoranti: vengono cacciati a pedate. Questi tornano a casa loro, a Lione, decidono che metteranno lo stesso in pratica la loro missione di andare tra la gente a parlare di povertà cristiana. Ma, aggiungono, non come la povertà praticata dalla Chiesa di Roma. Corrotta. Questi altri matti sono i Valdesi. Il paradosso è che erano in buona fede loro e in buona fede la Chiesa di Roma.
Il tono, il taglio della “chiacchierata” di Alessandro Barbero è quello che conosciamo: “vi racconto questo…”
Gianpaolo Nardi
gianpaolon@vicini.to.it
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