“Le menti sono come i paracadute: funzionano solo quando sono aperte.”

Autore anonimo

 

Le mostre d’autunno a CAMERA

Letizia Battaglia e Davide Tranchina al Centro Italiano per la Fotografia

A chiudere l’annata espositiva a CAMERA, due sguardi fotografici differenti: quello di Letizia Battaglia, grande protagonista della fotografia del Novecento, con la retrospettiva L’Opera, 1970-2020 (fino al 7 febbraio 2027), e quello di Davide Tranchina, autore contemporaneo, con la personale Light-Years Away (fino al 6 gennaio 2027). Il percorso dedicato a Battaglia, organizzato cronologicamente, prende avvio dagli esordi tra Palermo e Milano, alla fine degli anni Sessanta e nei primi anni Settanta, e il confronto con un ambiente culturale vivace e politicamente impegnato.

Dal 1974, con il ritorno a Palermo e la collaborazione con il quotidiano L’Ora, la fotografa racconta la città in tutte le sue contraddizioni, documentando la violenza mafiosa e i suoi legami con il potere politico. Intellettuale militante, si è distinta attraverso il coraggio e le scelte a cui ha dedicato la propria vita: le sue immagini diventano testimonianze di denuncia civile, ma il suo obiettivo si rivolge anche alle periferie, alle feste religiose, ai diversi ambienti sociali e alle persone ai margini, come i pazienti dell’istituto psichiatrico Real Casa dei Matti. Accanto al racconto della Sicilia, sviluppa una ricerca internazionale, attenta soprattutto alle persone comuni, ai bambini e ai giovani. Dopo le stragi di mafia del 1992, amplia il proprio impegno alla politica e alla cultura, fondando riviste e promuovendo la fotografia come strumento di conoscenza e partecipazione. La mostra comprende anche riviste a cui collaborò e il ritratto che ne fece  Con oltre 200 opere, la retrospettiva restituisce tutta la forza di una fotografa capace di raccontare non soltanto la morte e la violenza, ma anche la vita, con una gioia e un’energia straordinarie. Il progetto nasce dal prezioso lavoro di ricerca e valorizzazione dell’Archivio Letizia Battaglia, portato avanti dai nipoti Marta e Matteo Sollima. (si veda anche la nostra intervista a Marta).

 Nella Projet Room di CAMERA è esposta una selezione di opere di Davide Tranchina, che riflettono sulle possibilità della fotografia e sul suo modo di rappresentare la realtà. La mostra ripercorre quasi vent’anni della sua ricerca attraverso diversi cicli di lavori. È un viaggio tra luoghi e paesaggi segnati da contrasti: giorno e notte, realtà e finzione, origine e infinito. Al centro della sua elaborazione c’è il tema della distanza, che lo spinge a esplorare orizzonti reali e immaginari e a interrogarsi su ciò che è sconosciuto e imprevedibile. Attraverso la sperimentazione di tecniche particolari, che prevedono l’impiego di sagome di cartone colorato, lastre di vetro, vernice e materiali fotosensibili, crea immagini che non si limitano a riprodurre il paesaggio, ma riflettono anche la dimensione interiore di chi guarda. Per Tranchina, infatti, ci sono momenti in cui lo sguardo sembra superare ciò che abbiamo davanti agli occhi per cogliere qualcosa di diverso, in una sorta di epifania. È nell’incontro tra l’occhio esterno, che osserva il mondo, e quello interno, che lo rielabora attraverso la memoria, le sensazioni e l’immaginazione, che le sue opere trovano la propria forza espressiva.

Anna SCOTTON

annas@vicini.to.it

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