Un recente studio dell’Istat sul fenomeno dell’inflazione, ci fornisce lo spunto per una breve analisi: il rimbalzo dell’inflazione degli ultimi mesi di quest’anno è dato dall’aumento anomalo dei prezzi energetici, a seguito dei conflitti in Medio Oriente. Per il nostro paese è uno scenario già visto, anche se le circostanze rispetto a precedenti crisi erano diverse.
Per l’anno in corso, dopo una fase di prezzi dei beni energetici in rallentamento nel 2023 e nel 2024, gli aumenti di questi beni al consumo (in particolare dei derivati del petrolio) portati dalla guerra tra Stati Uniti e Iran hanno portato ad una accelerazione dell’inflazione, che a settembre 2026 è tornata a superare la soglia del 4% annuo.
Allargando lo sguardo agli ultimi due decenni, Istat ha rilevato che la crescita dei prezzi al consumo tra il 2000 e il 2025 è stata pari al 63% circa; ma, ad esempio, l’incremento riferito ad abitazione e utenze (soprattutto le spese per elettricità e combustibili) è stato oltre il 100%. Un incremento di tutto rilievo, che ha impattato in modo feroce sui portafogli delle famiglie.
Non è quindi imprevisto, in tutta Europa, il particolare focus sui costi della casa, che si parli di affitto o di acquisto. Focus che ha portato, e sta portando, a proteste e manifestazioni in vari paesi.
Giorgio Ferraris
giorgiof@vicini.to.it
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