Oh dunque, geniale proposta, le scuole torinesi potrebbero diventare l’avamposto della resistenza al burqa.
Come sa benissimo chi le frequenta come insegnante, parente, studente, é diventata insostenibile la presenza di tale capo di abbigliamento nelle classi dei vari istituti scolastici della città.
Il dubbio oltretutto è che non si riesca più a capire chi si nasconda veramente dietro la totale cortina che inflaziona le nostre classi e inoltre esse, in realtà, ambirebbero a continuare ad ospitare solo i consueti studenti, quelli da capi di puro baby cashmere, per intenderci.
Insomma il burqa, ormai diffuso nell’universopecora torinese ( quest’anno nell’intero territorio sabaudo ne sono stati individuati casi pari a 0), non lo vogliamo!
Per seguire il ragionamento della nostra guida politica, in realtà esso occulterebbe l’identità delle giovani donne, che come si sa sono state particolarmente attenzionate dal governo in carica.
Il ministro interessato ribadisce che vietare il volto coperto serva a tutelarne la dignità.
Infatti occuparsi della carenza di docenti di sostegno, della necessità di mediatori culturali, della fatiscenza delle strutture edilizie non serve a granchè, se c’è in gioco la dignità della donna.
Come diceva Totò?
Giulia Torri
giuliat@vicini.to.it
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