Nell’ambito del Festival dell’Accoglienza 2026, che a Torino sta proponendo cento appuntamenti dedicati alla forza della mitezza e che si concluderà il 30 ottobre, la Chiesa Gesù Redentore – Piazza Giovanni XXIII, 26 – ha ospitato il 21/10 un momento di riflessione sulla XXXV edizione del Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes. Al centro dell’incontro, il tema dei confini e delle frontiere che, anche dopo l’arrivo in Italia, continuano a ostacolare il percorso delle persone migranti verso l’autonomia, l’integrazione e il pieno riconoscimento dei propri diritti. Al 1° gennaio 2026 i cittadini stranieri residenti in Italia risultavano essere circa 5,56 milioni, pari al 9,4% della popolazione. Ormai presenza strutturale, il loro contributo è importante per contrastare il calo demografico e sostenere il sistema economico. I lavoratori stranieri sono concentrati più degli italiani nelle professioni non qualificate: 29% contro 8%; il divario retributivo medio tra nati in Italia e all’estero è del 10,6%. Sfruttamento, rischi di tratta e truffe legate agli ingressi, occupazione irregolare aggravano la vulnerabilità.
Ha colpito la testimonianza del vescovo di Alba, S.E. Mons. Marco Brunetti, a partire dall’invito al superamento del termine “straniero”: il termine non dovrebbe più esistere, va compiuto un passaggio culturale che ci riconosca tutti membri effettivi della società con bisogni primari (salario, casa, inserimento sociale).
Il presule di recente ha sostenuto la Caritas diocesana di Alba, che nel dossier “L’altra vendemmia” ha denunciato la situazione di mancanza di tutele e sotto-pagamento dei lavoratori stranieri nei vigneti. Secondo la Caritas, sono stati oltre 6.000 i braccianti agricoli impiegati nel 2026, circa 3.000 dei quali stagionali, in maggioranza provenienti dall’estero. Nella zona sono stati individuati 16 insediamenti o rifugi di fortuna, un numero mai registrato in precedenza: luoghi spesso privi di servizi igienici, acqua potabile ed elettricità, nei quali gli addetti alla raccolta hanno cercato riparo in mancanza di alternative accettabili, per situazioni di sovraffollamento o posti letto a caro prezzo. La Caritas riferisce anche numerose segnalazioni di lavoro nero e grigio, buste paga non corrispondenti alle prestazioni effettive, retribuzioni inferiori ai minimi sindacali, orari prolungati e assenza di pause o giorni di riposo. Uno scenario che, secondo il documento di analisi evidenzia la fragilità di una parte della manodopera impiegata nei vigneti. L’indagine richiama inoltre il ruolo degli intermediari che forniscono personale alle aziende vitivinicole, segnalando il possibile intervento di caporali. Brunetti parla, quindi, di un quadro preoccupante che non deve lasciare indifferenti e chiede che le osservazioni della Caritas diventino patrimonio condiviso di tutte le realtà coinvolte, per evitare che la prossima vendemmia riproduca le stesse condizioni
Il Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes 2026 individua nella casa una barriera all’inclusione: oltre un terzo dei cittadini non comunitari vive in abitazioni sovraffollate, contro circa il 14% degli italiani. Affitti elevati e redditi insufficienti minano la stabilità e l’autonomia. Le frontiere che ostacolano il percorso di chi arriva riguardano anche la scuola, la salute e i diritti: tra gli studenti con background migratorio persistono divari negli apprendimenti, rischi di abbandono scolastico e ostacoli economici e amministrativi all’accesso all’università. Anche la possibilità di curarsi e usufruire dei servizi può essere limitata dalla condizione giuridica, dalle difficoltà economiche e dalla precarietà abitativa. Al 31 dicembre 2025, gli stranieri rappresentavano il 31,7% della popolazione carceraria, un dato che il Rapporto invita a leggere considerando anche la detenzione preventiva e il minore ricorso alle misure alternative.
E’ certo un paradosso: l’Italia ha bisogno del contributo delle persone migranti, ma non sempre offre loro percorsi sicuri di ingresso e condizioni adeguate per vivere e lavorare dignitosamente, e per la sicurezza di tutti. Il rapporto si collega così al claim del Festival dell’Accoglienza 2026, «La mitezza è disarmante. Un’altra idea di coraggio»: accogliere significa superare paure e pregiudizi e trasformare la convivenza in un’opportunità concreta di partecipazione e coesione sociale.
Anna SCOTTON
annas@vicini.to.it
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