“Le menti sono come i paracadute: funzionano solo quando sono aperte.”

Autore anonimo

 

Still image ai Musei Reali

Jessica Lange, attrice e fotografa

«Non ho mai scattato una fotografia a colori». Lo confermano i 230 scatti dell’attrice americana Jessica Lange, rigorosamente in bianco e nero, esposti fino al 7 febbraio 2027, in anteprima mondiale nelle Sale Chiablese dei Musei Reali di Torino. Dietro l’obiettivo fin dagli anni degli studi universitari in Minnesota, la protagonista di King Kong e Frances rivela in questa mostra un suo lato per molti inedito: per decenni non è stata soltanto oggetto di sguardo, ma ha rivolto il proprio, con intelligenza e poesia, sul mondo che ha attraversato.  Il rapporto con la fotografia nasce prima ancora della carriera cinematografica e si sviluppa negli anni attraverso lo studio della pittura e l’incontro con grandi autori, tra cui Robert Frank. Lange ha scelto di rimanere fedele alla pellicola e alla camera oscura: non ha mai fotografato in digitale e il bianco e nero – spiega in conferenza stampa – è per lei una scelta estetica ma anche fisica ed emotiva. Sviluppare la pellicola, stamparla, lavorare sulle luci e sulle ombre significa mantenere un rapporto diretto con l’immagine. Le fotografie esposte raccontano trent’anni di viaggi, incontri e momenti vissuti, come le immagini di New York durante la pandemia: momenti sospesi, assenze, tracce umane e dettagli che normalmente passano inosservati. Tra i nuclei più intensi della mostra The Presence of the Past, dedicato ai luoghi abbandonati incontrati durante i suoi viaggi negli Stati Uniti: vecchie fabbriche, miniere, fattorie, stazioni, strade e piccoli centri ormai deserti.
Davanti a un’officina  dismessa, Lange pensa ai contadini che hanno lasciato la terra per  diventare operai, alle generazioni che si sono succedute: ciò che resta dopo l’abbandono e che continua, in qualche modo, a raccontare una storia. Accanto ai paesaggi c’è l’attenzione per i gesti, un interesse legato anche alla sua esperienza di attrice e allo studio della scienza del comportamento.  Le immagini sono presentate in modo essenziale e molte non sono accompagnate da didascalie. Una scelta voluta, per lasciare al visitatore la possibilità di una lettura non precostituita e di prendersi il tempo che ci vuole. Proprio il tema della lentezza è uno degli aspetti centrali del progetto:  le fotografie di Lange chiedono di fermarsi. Di lasciarle sedimentare nella memoria. «Fotografare significa, prima di tutto, imparare a guardare».

Anna Scotton

annas@vicini.to.it

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*