“Regola Hemingway: non scoraggiamoci alle prime difficoltà. Neppure alle seconde e alle terze”.

Beppe Severgnini

 

Apocalisse adesso e allora

Si può definire apocalittico il discorso tenuto da Arundhati Roy a proposito dell’Intelligenza Artificiale dal titolo “Apocalisse adesso e allora”.

Pubblicato (e subito diventato virale) il 15 ottobre sulla piattaforma web Equator.org, e solo pochi giorni dopo portato in scena a New York, sotto i riflettori di una molto partecipata  People’s AI Assembly, che si è tenuta alla Webster Hall, in dialogo con le scrittrici Naomi Klein e Karen Hao.

L’iniziativa dà voce a una resistenza che sta molto crescendo oltreoceano, nei confronti di quello che viene  ormai concepito come un pericolo a diversi livelli: impatto su lavoro e ambiente, sui nostri stessi processi cognitivi  e in definitiva anche sul nostro essere umani.

Alla domanda che ci si può porre, se  questo sia lo stesso tipo di dubbio che si presentò con  la Rivoluzione Industriale o più recentemente l’avvento dei computer, l’autrice dà una risposta secca: “No, perché in termini di vera e propria “catastrofe” si è recentemente espresso anche il giovane dipendente di Anthropic Jacob Coxon, che lo scorso settembre si è dimesso dichiarando su X di non poter in coscienza continuare a lavorare a una tecnologia potenzialmente in grado di annientare la specie umana” “qualcosa di simile al Progetto Manhattan in versione potenziata…”

I miliardari che gestiscono il settore scaricano le responsabilità e le scelte sui governi, perché quello  che vogliono in realtà è “l’autorizzazione da parte dei governi di autoregolamentarsi, perché la quantità di denaro, terra, acqua ed energia di cui necessitano può essere fornita solo dai governi…”.

E per meglio giustificare questa fusione tra Stato e Impresa, ecco che diventa necessario evocare la minaccia esterna, l’ascesa della Cina, ad esempio.

Ormai gli scenari di questa apocalisse sono in corso: la terrificante ipotesi  dell’estinzione; il timore di venir soggiogati da una specie “superiore” (e su questo punto la scrittrice ci invita a considerare “ciò che abbiamo fatto alle altre specie con cui condividiamo il pianeta, il che potrebbe rendere l’estinzione addirittura allettante…”) e in generale l’apprensione: di attivisti, ambientalisti, lavoratori che già prevedono la fine delle loro occupazioni. Un’angoscia che colpisce anche le professioni creative: artisti, musicisti, scrittori, a confronto con le varie “applicazioni”.

“Possono scrivere romanzi per voi in un minuto nello stile che preferite, e tradurli in qualsiasi lingua desideriate. Possono montare i vostri film, comporre la vostra musica, fare le vostre ricerche, redigere i vostri documenti legali (…) Perché dovremmo resistere a tutto questo? Non è forse vero che la rivolta della Generazione Z contro il Governo Modi, è potuta crescere e guadagnare consenso anche grazie a quei video, così irriverenti, creati con l’IA?”

E però per addestrare un simile Dio Macchina, è necessario appropriarsi di tutto ciò che la civiltà umana ha realizzato, “il frutto del lavoro combinato di milioni di noi, nel corso di migliaia di anni: letteratura, arte, musica, matematica, scacchi, ricerca accademica, tutto, nelle mani di società controllate. (…) La privatizzazione e corporativizzazione dell’ingegno umano, della civiltà. Tutto ciò che puoi fare è permettere che la tua anima venga digitalizzata e trasformata in dati.”

La Roy porta la sua esperienza personale, essendo tra le centinaia di migliaia di autori i cui libri sono stati depredati da Anthropic – senza alcuna autorizzazione, piratandoli sul web – per addestrare i propri “modelli”.

Per parlare della diffusione del fenomeno nel sud del mondo, l’autrice si riferisce in particolare all’India, dove il governo sta autorizzando ovunque i  Data Center che consumano immense quantità di acqua ed energia. Controlli ambientali quasi assenti. Lavoratori reclutati come “raccoglitori di dati”, con telecamere fissate sulla fronte per riprendere tutto ciò che fanno, e in questo modo velocizzare l’addestramento dei robot che molto presto saranno “operativi” al posto loro.

Nel frattempo in  India come negli USA ed altri paesi del mondo la protesta NO IA degli attivisti in difesa del clima e del lavoro “umano” sta crescendo, seppure spesso ostacolata dagli stessi operai edili, da maestranze varie e manovali, che da quei cantieri derivano i loro salari. “Fomentare la guerra fra i poveri è una tattica così vecchia da puzzare come un cadavere a mezzogiorno”, osserva l’autrice.

Si stanno cercando alcune soluzioni a livello istituzionale : un reddito di base universale: il  cosiddetto UBI propugnato dagli stessi oligarchi (“con i soldi degli altri” fa notare la scrittrice); la proposta di Bernie Sanders di una tassazione straordinaria per le grandi aziende con cui finanziare un fondo sovrano pubblico. “Quasi 7 trilioni di dollari, da cui trasferire le somme da versare direttamente nelle tasche dei cittadini, o per finanziare programmi di assistenza sanitaria, alloggi e istruzione. (…) Ma anche in questa opzione socialista democratica, l’estrazione di dati continuerebbe dal Sud del mondo – India, Africa, Sud America – mentre i profitti resterebbero al Nord.”

In sostanza, si chiede la Roy, come affronteranno le nuove generazioni il panorama che si presenta, riusciranno ad elaborare pensieri autonomi?

La conclusione dell’autrice è il più netto NO, nei confronti delle aziende che promuovono questa tecnologia e ne traggono profitto.

“Ciò che voglio veramente dire al riguardo, è che vanno bandite con la massima decisione!” è la sua conclusione.

 

Giulia Torri

giuliat@vicini.to.it

 

 

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