” Siamo fatti della materia
di cui sono fatti i sogni”

William Shakespeare

 

Tanta ancora Vita

Viola Ardone con questo ultimo romanzo, Tanta ancora Vita, edito da Einaudi, si riconferma una delle più interessanti  scrittrici del nostro tempo.

“Tanta ancora vita” è un’esperienza di lettura indimenticabile, ci accompagna in un viaggio difficile ed emozionante, fatto non solo di chilometri da macinare, ma di sentimenti tutti da vivere, tutti da scoprire.

Un romanzo che ci spinge a cercare ancora vita, anche quando sembra non ci sia più nulla da cercare. I protagonisti di questa storia hanno fatto a botte con la vita, ne portano sul cuore le cicatrici, spesso vacillano nell’ incertezza, ma ci insegnano che ogni esperienza dolorosa si può affrontare solo insieme.

L’autrice ci accompagna in un viaggio attraverso la guerra, il lutto e il dolore, ci narra la solitudine e la depressione, con una narrazione piena di speranza, perché ci racconta la meraviglia dell’incontro, la piccola fiammella di luce che si fa strada nelle tenebre.

Il libro inizia con Kostya che, seguendo le indicazioni del padre, scappa dall’Ucraina in guerra e va in cerca della nonna , che lavora in Italia : in mano solo un pezzetto di carta con un indirizzo.
Il suo lungo e   difficile viaggio, si  conclude davanti alla porta della casa dove lavora sua nonna, e dove vive Vita , che diventerà la sua ancora di salvezza .
In questa storia si alternano quindi tre voci: quella di Kostya, un bambino che sta lentamente perdendo la fiducia negli adulti,  di Vita, una donna che ha perso tutto e non sa come rialzarsi, infine c’è Irina, una donna che lavora in Italia e che manda parte del suo stipendio in Ucraina per aiutare il figlio.

Una mattina Vita apre la porta di casa e trova, accoccolato sull’uscio, Kostya. Lui, che neppure parla la sua lingua, le cambierà l’esistenza. “Perché ogni figlio nato sulla terra è il figlio di tutte, di tutti.”

Kostya ha dieci anni quando si mette in viaggio per arrivare dalla nonna Irina, domestica a Napoli. Nello zaino, la foto di una madre mai conosciuta e un indirizzo. Suo padre è al fronte per difendere l’Ucraina appena invasa.

Tra soldati che cercano di bloccarlo al confine e sconosciute che gli danno una mano, il bambino riesce ad arrivare.

Vita, la signora per cui la nonna lavora, lo scopre addormentato sullo zerbino. Quattro anni fa lei ha perso suo figlio e ora passa le giornate da sola, o con Irina, che ha letto Dante e parla italiano come un poeta del Duecento.

Il piccolo ospite inatteso a poco a poco costringe Vita ad uscire dalla prigione in cui si è relegata. Poi, quando il padre di Kostya è dato per disperso, Irina torna nel suo Paese a cercarlo. D’impulso, Vita decide di raggiungerla, per aiutarla.

Viola Ardone riesce, con potenza e sensibilità uniche , a raccontare al lettore cos’è la depressione e quanto ci si possa sentire impotenti davanti alla malattia che ti schiaccia, ti divora da dentro e prende il sopravvento. Sembra di toccare con mano il dolore di Vita. Il suo è un dolore reale e straziante e il lettore riesce a sentirlo tutto.

La depressione è un’amante dispotica e violenta che monopolizza i pensieri e brucia il tempo intorno. Non chiede niente in cambio, non devi lavarti né pettinarti né truccarti, nemmeno devi parlare. Vai bene come sei, anzi: meno sei, meglio è. È esigente ma tollerante, ha l’unica ambizione di tenerti con sé.

Kostya ha solamente dieci anni, e già sa cos’è la perdita. È coraggioso, o almeno prova ad esserlo, e la sua voce, che si sprigiona piena, tremante e incerta dalle pagine, è la voce di tante piccole vittime delle guerre che flagellano questo nostro mondo.

Tanti, troppi, bambini ancora oggi, anzi oggi più che mai, sono costretti a imparare il coraggio. Non quello di dormire al buio o di cimentarsi in un nuovo gioco, come sarebbe giusto, ma il coraggio di affrontare i pericoli quando il mondo intorno a loro, il loro mondo, va in pezzi. Devono imparare a correre veloce, non dietro a un pallone, con gli amici, ma per schivare bombe e macerie. Kostya ha soli dieci anni e corre veloce, lui che non ha mai avuto una mamma che gli asciugasse le lacrime e che gli medicasse un ginocchio sbucciato, ma solo il suo Tato, che gli ha chiesto di essere coraggioso, di attraversare l’Europa, da solo, e da Mariupol’ andare a Napoli, da quella nonna mai conosciuta e di cui ha solo un nome e un indirizzo.

Irina, colf ucraina, che  ha sacrificato l’essere madre per lavorare in Italia e poter provvedere finanziariamente alla sua famiglia.

Tre vite che congiungono i destini, che convergono in un’unica direzione: salvarsi, che sia dalla guerra o dalla solitudine, sempre di battaglia si tratta, sempre di coraggio e di mani tese , di cui si ha bisogno per sopravvivere.

Tanta ancora Vita di Viola Ardone è edito Einaudi

Maria Cristina Bozzo

cristinab@vicini.to.it

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