È sempre meglio creare qualcosa ed essere criticati…

Che non creare nulla e criticare!

 

Monica Guerritore racconta Anna

La storia privata di un mito

«Lasciami tutte le rughenon me ne togliere nemmeno unaC’ho messo una vita a farmele! ». Una frase che riassume un’idea di femminilità  oltre il mito cinematografico. Per Monica Guerritore, protagonista di una serata  che ha unito cinema, danza, musica e riflessione culturale alla proiezione di «Anna», ieri 12 gennaio, al Cinema Paradiso di Collegno, la Magnani «è diventata un archetipo, un modello di donna lontano dall’accondiscendenza». Un esempio ancora attuale, soprattutto in un’epoca dominata dall’immagine: «Una donna non è solo le sue rughe, ma la storia che ha alle spalle. Ed è quella storia che la rende forte».

La Guerritore, ha ripercorso il senso profondo del suo lavoro e delle figure femminili che ha scelto di interpretare nella  lunga e proficua carriera: da Madame Bovary ad Anna Karenina, da Carmen a Lady Macbeth, fino a Giovanna d’Arco. Personaggi complessi, donne attraversate dal desiderio, dal dolore: non una predilezione per il tragico in sé, ma per ciò che quei personaggi custodiscono. «Ognuna di loro ha dentro una domanda, un punto di verità che vale la pena raccontare.»Anche nei ruoli più leggeri, dalla madre di Totti alla compagna di Verdone nella serie «Vita da Carlo», Guerritore rivendica la necessità di restare fedele alla verità dei personaggi. «Non ho mai cercato il consenso facile, ho sempre cercato il senso. È questo che rende un ruolo necessario».

Da questa esigenza nasce Anna, un film profondamente sentito e voluto e di cui è attrice, sceneggiatrice e regista. In occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Anna Magnani, Guerritore ha avvertito il rischio che la sua figura venisse ridotta a un’immagine iconica e semplificata. «L’attrice ce l’abbiamo nei film, ma quello che rischiava di scomparire era la donna reale, le battaglie che ha combattuto, la sua schiena dritta». Ha scelto quindi di raccontare Anna Magnani nella sua dimensione privata, mettendo in luce le ferite, le perdite, la solitudine e gli smarrimenti. «Volevo restituire la ricchezza dolorosa di una donna che ha vissuto intensamente e che ha pagato il prezzo della libertà senza mai rinnegare se stessa».

Il film è anche il risultato di un atto d’amore e di fiducia condivisa con il marito Roberto Zaccaria, politico, dirigente pubblico, docente universitario italiano, presente in sala in veste di produttore e che ha sottolineato con orgoglio come il cast sia composto in gran parte da attori teatrali: «Il teatro ti insegna la verità del corpo e della voce. Portare questa esperienza nel cinema è stata una grande ricchezza».

«Anna» sta seguendo un percorso di proiezioni e incontri della Guerritore con pubblico e critica: «Quando si parla di donne che si sono distinte nella vita e nell’arte – è stato ricordato in apertura – non si può che cogliere l’occasione di raccontarle, soprattutto in un’ottica di pari opportunità».

 

Anna SCOTTON

annas@vicini.to.it

 

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