L’Auditorium del Salone del Libro di Torino 2026, ha ospitato due modi opposti, eppure sorprendentemente vicini, di raccontare l’Italia. Da una parte Luciano Ligabue con Fuori dentro il borgo, ripubblicato da Mondadori a trent’anni dalla prima edizione e presentato insieme a Andrea Delogu; dall’altra Felicia Kingsley con Non è un paese per single, introdotto dalla creator Erin Doom, insieme agli attori protagonisti del film Cristiano Caccamo e Matilde Gioli. Due libri lontanissimi per tono e stile, ma uniti dallo stesso obiettivo: trasformare un luogo reale in un immaginario collettivo.
Ligabue racconta la provincia emiliana con lo sguardo di chi conosce ogni stanza di una vecchia casa. La sua scrittura è autobiografica, ruvida, quasi istintiva: racconta gli amici, le radio libere, i bar, le notti di provincia, il sospetto che il successo possa allontanarti dalla tua gente. Nel dialogo con Andrea Delogu ha spiegato che quel libro nacque “senza filtri”, come una fotografia sincera di un momento della vita. E proprio da questa sincerità è derivata la forza narrativa di un mondo che sembrava troppo piccolo per interessare qualcuno, ma che invece è diventato universale. Da quelle pagine nacque il film Radiofreccia, diretto dallo stesso cantautore, che contro ogni aspettativa si trasformò in un ritratto generazionale, capace di rendere Correggio e l’Emilia Romagna degli anni Settanta una geografia sentimentale condivisa da intere generazioni.
Felicia Kingsley, invece, percorre la strada opposta. Non è un paese per single non nasce da
un’esperienza autobiografica, ma da una costruzione narrativa precisa: il romance contemporaneo, ironico, leggero, pop. Eppure anche qui l’ambiente è riconoscibile: un piccolo borgo toscano dove il giudizio sociale, la pressione sentimentale e il desiderio di appartenenza diventano materia narrativa. L’autrice parte da Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, trasportando il romanzo nell’Italia di oggi: ragazze indipendenti, comunità invadenti, amori che oscillano tra libertà e paura. Sul palco del Salone è emersa tutta la natura corale del progetto, diventato oggi, non solo un libro, ma anche un film.
Ed è così che i due mondi si toccano: mentre Ligabue scava nella memoria personale per raccontare una verità collettiva, Felicia Kingsley costruisce una finzione romantica che però parla delle ansie contemporanee con altrettanta efficacia. Uno cerca l’autenticità della confessione, l’altra la precisione dell’intrattenimento. Ma entrambi dimostrano che la provincia italiana, emiliana o toscana che sia, continua a essere uno scenario narrativo potentissimo.
Non importa quanto una storia sia autobiografica, conta la capacità di creare personaggi, luoghi e relazioni in cui il pubblico possa riconoscersi, ritrovarsi, rispecchiarsi. Che sia la malinconia rock di un ragazzo davanti a una radio libera o il romanticismo ironico di una single in fuga dalla pressione sociale, la letteratura continua a funzionare quando riesce a trasformare il particolare in qualcosa di universale.
Silvia Destro
silviad@vicini.to.it
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