«È difficile cominciare una rivoluzione, ancora più difficile continuarla, ma la cosa più difficile è vincerla». La frase pronunciata da Ali La Pointe ne La battaglia di Algeri sembra riassumere anche l’idea di cinema di Gillo Pontecorvo: un cinema irriducibile, sempre disposto a confrontarsi con i conflitti della Storia, con le sue contraddizioni e con le domande del presente. A vent’anni dalla sua scomparsa e a sessant’anni dal Leone d’oro per il suo film più iconico, eccezionalmente esposto, grazie alla famiglia, in mostra, il Museo Nazionale del Cinema di Torino dedica al regista la mostra UNA BATTAGLIA DOPO L’ALTRA, aperta fino al 5 aprile 2027, al piano di accoglienza della Mole Antonelliana. A cura di Mauro Genovese con Caterina Massignani, l’esposizione valorizza l’Archivio Gillo Pontecorvo, donato dalla famiglia al Museo: un patrimonio documentario che ripercorre la sua attività dalla Resistenza al giornalismo, dalla genesi dei film ai progetti culturali. Documenti, sceneggiature, appunti, fotografie, corrispondenza e materiali audiovisivi restituiscono il suo laboratorio creativo e civile. Al centro le grandi “battaglie” del regista: la lotta partigiana, la memoria della Shoah, l’autodeterminazione algerina e la denuncia del colonialismo, l’emancipazione femminile e giovanile.
Se La battaglia di Algeri (1966) – tra l’altro ricordato anche da P. T. Anderson nel suo film Una battaglia dopo l’altra – si pone ovviamente al centro della mostra. attorno a esso si articolano focus su Giovanna (1955), Kapò (1960), Queimada (1969) e Il sole sorge ancora (1946) di Aldo Vergano, dove Pontecorvo fu attore. La mostra ricostruisce anche le sue importanti collaborazioni: con Ennio Morricone, autore di celebri colonne sonore, e con lo sceneggiatore Franco Solinas, con cui condivise l’impegno civile e realizzò La battaglia di Algeri e Queimada, per il quale coinvolse Marlon Brando. Importanti anche il rapporto con Giuliano Montaldo e quello con Yacef Saadi, ex comandante del Fronte di Liberazione Nazionale algerino, produttore e interprete di sé stesso ne La battaglia di Algeri.
«Con Gillo Pontecorvo parliamo di una figura eccezionale, che ha attraversato il Novecento con raro rigore morale e con la forza delle idee – sottolinea Mauro Genovese, co-curatore –. Il suo cinema resta uno strumento privilegiato per comprendere la Storia e il nostro presente». Per queste ragioni la mostra guarda in particolare alle nuove generazioni, intrecciando cinema, storia e cittadinanza, attraverso materiali originali e in gran parte inediti. Se una guida cartacea bilingue viene fornita gratuitamente a tutti i visitatori, il Museo Nazionale del Cinema accompagna la mostra con attività per il pubblico e le scuole: tour guidati, proiezioni e cine-lezioni al Cinema Massimo. Un dossier didattico su Pontecorvo raccoglie testimonianze, materiali biografici e documenti d’archivio, proponendo attività e percorsi di ricerca sui temi della mostra, dalla Resistenza al Colonialismo, dall’Autodeterminazione all’Emancipazione, con particolare attenzione al valore delle fonti per conoscere e interpretare la Storia. L’allestimento segue i criteri del Design for All: introduzione in LIS, mappa visivo-tattile e QR code per audiodescrizione e traduzione in LIS. Fino al 23 settembre il Cinema Massimo propone inoltre la retrospettiva Il cinema di Gillo Pontecorvo, con i suoi film, documentari e Il sole sorge ancora di Aldo Vergano.
Anna SCOTTON
annas@vicini.to.it
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