Qualunque cosa sogni d’intraprendere, cominciala. L’audacia ha del genio, del potere, della magia. (Goethe)

 

Torino città dell’auto-Episodio 2

Il "come eravamo" all’epoca del 16mm

Per raccontare la sua versione della Torino città dell’auto alle origini (https://www.vicini.to.it/2023/03/lauto-a-la-magia-della-luce/), Paolo Griseri parte dai luoghi della sua infanzia. “Quello dove siete voi ora, la Villa Amoretti, era un luogo di villeggiatura”. Aperta campagna, “mia nonna ci pascolava le oche”. Un luogo salubre, poco più in là sorge, incredibile oggi, un sanatorio (S. Luigi,1909).

Griseri è stato a lungo il reporter delle vicende FIAT (“Il Manifesto”, “la Repubblica”) per concludere poi la carriera come Vice Direttore a “La Stampa”.  Il suo “La FIAT di Marchionne”* rimane un documento appassionante dei giorni in cui FIAT riuscì a rialzare la testa dopo anni di difficoltà.

Di fatto, continua Griseri, la mappa delle varie industrie (spesso poco più che artigianali: c’era chi forniva il pianale dell’auto lasciando all’acquirente il gusto di far completare assemblaggio e configurazione) mostrava il frutto di un processo di concentrazione nelle vicinanze di Corso Dante. La FIAT però cresce ad un ritmo frenetico. Nel 1919 viene realizzato il Lingotto, stabilimento modernissimo ma con un grave difetto congenito: costruito in verticale, quando esplode l’industria dell’auto la sua capacità di espansione è pari a zero. Nel 1939 viene inaugurato lo stabilimento di Mirafiori, a sviluppo lineare, come i modelli statunitensi, (di fronte al San Luigi).

Fra gli anni ‘50 e gli anni ’70 Mirafiori raddoppia, la popolazione passa da 700 mila a 1.100.000 mila abitanti. Le case popolari che nascevano venivano occupate, occupate da gente che aveva il lavoro ma non la casa. L’occupazione dei letti nelle camere in affitto seguiva i tempi dei turni FIAT: un solo letto su tre turni. Valvola di sfogo la parrocchia del Redentore che offriva un ricovero temporaneo ai nuovi arrivati.

Un’esplosione che portava grossi problemi: era inattesa, nessuno era preparato. A Mirafiori non c’erano mezzi pubblici. Il 55 ed il 58 furono il primo collegamento col centro. Ma “la città piano piano arrivava”. Fino a Piazza Pitagora residenziale, oltre, operaia. Un progetto prevedeva il prolungamento del sottopasso Lingotto fino a Piazza Pitagora. Furono i Comitati di Quartiere ad opporsi: avrebbe significato riprodurre la spaccatura tra le due città.

Il Centro Europa era il simbolo della città FIAT. Una società appositamente costituita aveva venduto a costi folli, per l’epoca, a capi e maestranze qualificate.

La città non è stata in grado di adattarsi ai cambiamenti degli ultimi decenni. I bar che sorgevano nei dintorni ed aprivano alle 5 del mattino per il caffè del primo turno hanno chiuso. Capannoni enormi vengono riqualificati per usi diversi.

La domanda che corre è cosa resterà? A Mirafiori lavorano ancora 10.000 persone, poche rispetto al passato ma pur sempre un numero significativo. Ma il problema è che ne sarà del patrimonio di tutta l’industria manifatturiera. Il Museo dell’auto si presenta in realtà come il museo della locomozione. Mancherà il museo della meccanica. Il motore a combustione occupa 100 lavoratori dove quello elettrico ne occupa 25. Mancano soluzioni sociali. Mancherà una cultura dell’industria metalmeccanica.

Qualcuno penserà a ricrearne una struttura?

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@vicini.to.it

*La FIAT di Marchionne, Da Torino a Detroit”, Einaudi, 2012-2015

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