Qualunque cosa sogni d’intraprendere, cominciala. L’audacia ha del genio, del potere, della magia. (Goethe)

 

Margaret Bourke White e Paolo Novelli a Torino

In dialogo due autori  e  la loro visione del mondo.

Due nuove mostre da non perdere a Camera,  che  illustrano alcune delle tante facce della Ottava arte, per merito di un’icona femminile, Margaret Bourke White (14 giugno – 6 ottobre), nata a New York nel 1904 e già considerata in vita una celebrità, e un rappresentante della fotografia di ricerca italiana, il  bresciano Paolo Novelli (14 giugno – 21 luglio)
I 150 scatti di  Borke White raccolti dalla curatrice Monica Poggi ci portano dentro la mente e  il cuore di un personaggio ardimentoso e fuori dagli schemi, come testimonia l’immagine guida che  vede l’artista nel 1932 appollaiata  sul gargoyle di un palazzo svettante su una New York in quegli anni in impegnata nell’edificazione di grattacieli sempre più alti.

Il lavoro di una delle eccellenze dell’arte fotografica del ‘900 si lega alla storia del magazine americano Life  di cui firma la prima copertina.  Affascinata dall’estetica e dalla realtà dell’industria e sensibile nei confronti delle  emergenze sociali, la fotografa  riprende le condizioni di lavoro   nelle acciaierie americane, testimonia le scelte economiche del New Deal rooseveltiano, documenta il razzismo e le diseguaglianze che affliggono gli Stati Uniti  e arriva a diventare la narratrice dei piani quinquennali sovietici, riuscendo a catturare persino uno dei  rari, appena accennati sorrisi di Stalin.

La capacità di cogliere la rilevanza del momento storico che vive la porta ad essere  la prima fotografa a ritrarre  l’orrore nel campo di concentramento di Buchenwald, fissandolo in immagini  indelebili nella memoria collettiva.  Un altro evento traumatico a cui è legata la vede immortalare Gandhi, di cui era la fotografa ufficiale, in un’ultima intervista  a lei concessa pochi istanti prima di essere assassinato. In India Bourke White assiste anche alla   nascita dello stato pakistano, e ai tragici massacri avvenuti fra hindu e musulmani. Il fil rouge dell’interesse per le questioni sociali e politiche è illuminato dalla fiducia nell’evoluzione del genere umano e nel progresso scientifico: quando verrà colpita dal morbo di Parkinson, con carattere indomito  affronterà un intervento chirurgico al cervello. Nemmeno la mancanza dei  risultati sperati  la ferma: “Maggie l’industruttibile” darà testimonianza della sua “misteriosa malattia” nel volume autobiografico “Portrait of myself”, accompagnato dagli scatti realizzati dal collega  Alfred Eisenstaedt.Entrambe le mostre ospitate nelle sale di Via delle Rosine sono occhi, “finestre” sulla realtà: ma se lo sguardo di Margaret è aperto sul mondo, le finestre fisiche di Paolo Novelli sono chiuse,  rimandano a una visione intima, che ha bisogno di tempi lunghi per essere penetrata.  Nella sua apparente banalità  – l’opera può far pensare alla lezione di Morandi – l’oggetto rivendica il primato  dell’ immagine sulla parola e ammonisce che, in questo  tempo degli infiniti strumenti di comunicazione, domina, più che mai, l’incomunicabilità.

Anna Scotton

annas@vicini.to.it

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