“Le menti sono come i paracadute: funzionano solo quando sono aperte.”

Autore anonimo

 

Vent’anni e non sentirli

La Casa del Teatro Ragazzi e Giovani guarda al futuro

Vent’anni sono un anniversario importante. Ma alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani di Torino non sembrano interessati a guardarsi troppo indietro. La nuova stagione, intitolata “Oltre i Venti”, usa il compleanno come punto di partenza per parlare di futuro: quello del teatro, certo, ma soprattutto quello di bambini e ragazzi che oggi si affacciano su un mondo attraversato da cambiamenti profondi.

In due decenni la Casa del Teatro è diventata un luogo abituale per scuole, famiglie e giovani spettatori. Ogni anno sono oltre 50 mila le persone che partecipano alle sue attività tra spettacoli, laboratori e percorsi formativi. E il lavoro non si esaurisce quando cala il sipario: nel 2025 più di 370 insegnanti hanno preso parte agli incontri di Convivio, mentre il podcast Fila a nanna ha superato il milione di contatti, con oltre 70 mila ascolti ogni mese. Ci sono poi più di 40 collaborazioni con università, musei, scuole e realtà sociali, 89 appuntamenti organizzati fuori dagli spazi teatrali e un’attività educativa che coinvolge centinaia di bambini e ragazzi.

È da questa esperienza che nasce una nuova sfida: fare del teatro non soltanto uno spazio in cui assistere a uno spettacolo, ma un luogo dove i più giovani possano capire meglio se stessi, sperimentare possibilità e trovare, passo dopo passo, la propria strada. «Il talento non è soltanto capacità di stare sul palcoscenico o di eccellere – spiega la presidentessa Chiara Daniela Pronzato – ma la possibilità di scoprire chi si è e costruire una direzione personale».

La stagione 2026/27 mette insieme oltre cinquanta titoli, con sei nuove produzioni e coproduzioni, sedici spettacoli del repertorio della Fondazione TRG e una trentina di ospitalità italiane e internazionali.

Si parte con “Le avventure di Cipidillo. Storia di un grillo”, una favola di Silvano Antonelli che, attraverso il viaggio di un piccolo grillo, parla di differenze, incontro e inclusione. C’è poi “L’uomo che piantava gli alberi”, ispirato al racconto di Jean Giono, che porta in scena il rapporto con l’ambiente e la responsabilità verso chi verrà dopo di noi.

Tra le nuove proposte anche “Processo a Elena”, che rilegge la figura di Elena di Sparta per interrogarsi sul modo in cui le donne vengono raccontate e giudicate; “Pinocchio. Un bambino come tutti gli altri”, interpretato da Fabrizio Tana, che affronta il tema della normalità e dell’autonomia; “Se dicessimo la verità – 2027”, dedicato alle donne che hanno scelto di reagire alla violenza mafiosa; e “Giraffe”, storia della zoologa Anne Innis Dagg e della sua battaglia contro stereotipi e discriminazioni nel mondo della ricerca.

Non mancano i titoli che hanno costruito negli anni l’identità della Casa: da Il giro del mondo in 80 giorni a Il Piccolo Principe, da Kolok a Dante fra le fiamme e le stelle, passando per Caro lupo, Io uccido i giganti, La caverna delle meraviglie e Zerozerozerosottozero. Un repertorio che mette insieme avventura, paura, crescita, ambiente, diversità e scoperta.

E poi ci sono gli ospiti, con circa trenta spettacoli che portano a Torino compagnie italiane e straniere, teatro di figura, danza, circo e proposte dedicate anche ai piccolissimi. Dalla Francia arrivano Souvenirs e Tout est chamboulé, mentre dalla Lituania arriva RRR. Storia di un bruco. Tra gli appuntamenti dedicati alle feste, spazio anche a circo e comicità con Monster’s Got Talent, allo spettacolo di magia Sparkly Magic Show e a Clown in libertà.

Il titolo della stagione contiene quindi una doppia immagine: i vent’anni appena trascorsi e i “venti” del presente, quelli dei cambiamenti climatici, delle trasformazioni tecnologiche, delle tensioni sociali e delle domande che peseranno soprattutto sul futuro dei più giovani.

La scommessa della Casa del Teatro è attraversarli insieme, usando il palcoscenico come uno spazio in cui fermarsi, immaginare, fare domande e provare nuove direzioni. Perché dopo vent’anni, più che celebrare una storia già scritta, c’è ancora tutto un futuro da mettere in scena.

Dopo vent’anni, insomma, la Casa del Teatro non chiude un capitolo. Alza il sipario sul prossimo.

 

Silvia Destro

silviad@vicini.to.it

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