“Le menti sono come i paracadute: funzionano solo quando sono aperte.”

Autore anonimo

 

Il Nucleare. Ritorno al futuro

Approvata la Legge delega per il ritorno al nucleare

Dunque, dopo anni in letargo riprende vita il nucleare. Il Parlamento ha approvato il disegno di legge, via libera alla delega 39 anni dopo il referendum che cancellò i progetti futuri sulle centrali nucleari in Italia. Sono molte le domande che ci passano per la testa.

La legge conferisce al Governo la delega per disciplinare in modo organico l’introduzione del nucleare nel sistema energetico nazionale. Occorre garantirci fonti di energia stabile e continua, in ottica della decarbonizzazione e per l’indipendenza energetica entro il 2050.

Non si tratta di costruire oggi una centrale

La legge definisce il quadro entro il quale potranno essere valutati in futuro singoli progetti, quindi non autorizza oggi la costruzione di una centrale. In questo senso la delega al Governo riguarda l’intero ciclo di vita: programmazione, localizzazione, costruzione, esercizio, sicurezza, combustibile, rifiuti e smantellamento finale. Incluso disattivazione e lo smantellamento delle installazioni nucleari esistenti. Il Governo avrà 12 mesi per adottare i decreti legislativi e altri 24 mesi per eventuali correttivi.

Il principio è quello della neutralita’ tecnologica: saranno i decreti delegati a stabilire quali tecnologie potranno essere utilizzate sulla base di maturità, sicurezza e sostenibilità.

Tecnologie: a che punto siamo

L’esercizio delle centrali nucleari e dei reattori di ricerca avviene tramite il “bruciamento” di quello che chiamiamo combustibile nucleare, prodotto dalla interazione nel reattore dei neutroni con i materiali presenti nel combustibile stesso. Questa fase è preceduta dalla realizzazione del combustibile tramite l’estrazione mineraria dell’uranio e il suo successivo trattamento e “arricchimento”.
La tecnologia che si prevede di utilizzare appartiene alla “quarta generazione”; sistemi nucleari innovativi che probabilmente raggiungeranno la maturità tecnica dopo il 2030: economicità, sicurezza in caso di incidenti, minimizzazione delle scorie, affidabilità.

Si parla di “microreattori” (SMG) Small Modular Reactor, reattore modulare di piccola taglia. L’aggettivo “modulare” è la chiave del concetto Si tratta di reattori nucleari di dimensioni ridotte, tali da poter essere costruiti in serie in fabbrica e trasportati sul sito di installazione. La differenza con le centrali tradizionali è anzitutto di scala: una frazione della potenza di quelli in esercizio.

Il nucleare verrebbe integrato con rinnovabili, accumuli, reti e interconnessioni, non pensato in alternativa a esse. Eolico e fotovoltaico dipendono dalla disponibilita’ di sole e vento, mentre il nucleare e’ una fonte programmabile e a basse emissioni.

E le scorie radioattive?

Una volta completato il ciclo di vita il combustibile contiene ancora circa il 97% della radioattività associata al sito nucleare. A valle dell’utilizzo del combustibile nel reattore, è possibile recuperare e riutilizzare le materie recuperate, ovvero uranio e plutonio, prima dello stoccaggio. Questo trattamento di “riprocessamento” per quanto riguarda le nostre centrali, viene condotto all’estero. Ad una ditta specializzata, la Sogin, è stata affidata la gestione del combustibile nucleare utilizzato nelle centrali esistenti di Caorso, Garigliano, Latina e Trino. L’Ispettorato nazionale per la Sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN) e’ gia’ oggi l’autorita’ nazionale di regolamentazione competente per la sicurezza nucleare.

Sì, ma il carburante chi ce lo venderà?

Il materiale fissile è ancora l’uranio. Il Kazhakistan è il principale Paese produttore, con il 43% del totale: non ha le maggiori riserve ma estrae moltissimo. Molti impianti di produzione realizzati con capitale cinese. Ma anche stretti rapporti con la Russia che è tra i principali produttori del delicato trattamento di raffinazione. Poi Canada, Australia, e pochi altri. L’Australia ha i giacimenti più grandi del mondo, si stima 1/3 del totale. Ma non usa energia nucleare, e non è detto che continuerà ad esportare quanto oggi, quasi tutta la produzione.

Medicina e nucleare

Chi ha la sfortuna di frequentare i corridoi di alcune strutture ospedaliere, come il Mauriziano, potrebbe incontrare degli operatori che portano una felpa con la scritta “Medicina nucleare”. Si potrebbero esportare tecnologie e processi verso la produzione di energia? La medicina nucleare è una branca specialistica della medicina che consente di diagnosticare e trattare diverse patologie, incluse molte forme di tumori, attraverso l’utilizzo di piccole quantità di radiofarmaci, I farmaci utilizzati (iodio, tecnezio, trizio per citarne alcuni) che hanno tempi di decadimento della radioattività molto contenuti, diversamente dagli isotopi dell’uranio (centinaia o migliaia di anni); ma non hanno tuttavia le caratteristiche necessarie per produrre energia nucleare per fissione.

La fusione nucleare, invece, rimane un’utopia: l’enorme temperatura necessaria per raggiungere le condizioni di fusione ha impedito finora la realizzazione a livello industriale di un reattore a fusione.

Gianpaolo Nardi@vicini.to.it

gianpaolon@vicini.to.it

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