“Le menti sono come i paracadute: funzionano solo quando sono aperte.”

Autore anonimo

 

Gianni Oliva: Nazione, nazionalismo, imperialismo La Grande guerra

Alla “Miniera della cultura in periferia” è in corso una serie di interventi sulla Storia moderna raccontata da Gianni Oliva, storico, scrittore, editorialista de “La Stampa”. La serata del 6 scorso era dedicata alla nascita delle Nazioni moderne. E degli sconvolgimenti che ne furono la conseguenza.

Nazioni

Il termine Nazione a fine 800 aveva un forte significato di innovazione, progresso, libertà. Germania e Italia dovevano liberarsi dall’Impero austroungarico. Nasceva l’idea di Patria, con la musica di Verdi, la celebrazione di poeti, artisti. Si formano le Nazioni, e Germania (nata nel 1876) e Italia si trovano all’interno di un sistema di relazioni già fissato. Un sistema di rapporti di forza. Come nei primi due secoli dell’era cristiana, la pax romana basata sugli eserciti.

Il sistema di relazioni

A fine ‘800 in Europa dominano la scena politica Francia e Gran Bretagna, le due superpotenze che si sono divise Asia e Africa. Gli americani, con la dottrina Monroe, (1823) decreta l’America agli americani, gli europei non avranno più accesso alle colonie americane. Le due superpotenze dominanti, Francia e Gran Bretagna hanno risorse in eccesso: e le economie si reggono sull’espansione.

Nel corso dell’800 si creano gli imperi. I domini francesi prima erano solo presìdi per lo più costieri. Adesso si spostano nell’entroterra, si impadroniscono di risorse, ma non sono solo più luoghi dove si va a prendere ma si vuole anche a smerciare. Francia e Inghilterra si spartiscono le aree senza conflitti.

La potenza nuova è la Germania. Una capacità produttiva maggiore di Francia e Inghilterra. Una disciplina che proviene dalla tradizione prussiana. Anche se si afferma tardi, necessita di espansione, sbocchi.

La Francia aveva Algeria, Tunisia. Nel 1906 impone la sua forza al Marocco. La Germania prende posizione contro e si schiera a favore del principe marocchino. La controversia si conclude con la Francia che prende il controllo del Marocco e la Germania riceve come compensazione il Congo, non certo sufficiente a soddisfare la voracità di una Nazione così potente.

Quindi le cause della Prima Guerra mondiale non hanno a che vedere con l’Impero Austro Ungarico. Si tratta di un sistema di relazioni internazionali. In questa fase l’idea di Nazione è la Nazione che si afferma sulle altre Nazioni. Che dimostra di avere più energia, capacità di esercitare la forza. Concetto che porta al nazionalismo. E il patriottismo è l’orgoglio di appartenere a quella nazione. Appartenere a una comunità.

I Balcani, per contro, sono un’area poco organizzata, teatro di conflitti tra Serbo croati e bosniaci. Lì c’era il confine tra il mondo ottomano e quello austro ungarico. Nei conflitti tra Serbia e Bosnia, quelli che si spostano non sono confini fra Stati ma fra diverse culture.

In questo contesto avviene l’uccisione del Granduca Francesco Ferdinando, erede al trono d’Austria, da parte di un ribelle nazionalista Serbo che lotta per la riunificazione della Serbia. Sarà poi il gioco delle alleanze (Triplice Alleanza e Triplice Intesa) a causare lo scoppio della guerra.

Guerra di popoli

Intere popolazioni combattono contemporaneamente. L’Italia mobilita 5 milioni di uomini, la Germania 12.

C’è abbondanza di soldati e armi micidiali. Le guerre ottocentesche si combattevano col moschetto. Qui entrano in gioco sui campi di battaglia mitragliatrici che hanno una potenza di fuoco di 400 colpi al minuto; un comandante poteva calcolare, cinicamente, che la conquista di una postazione poteva avvenire solo dopo che 400 soldati erano caduti, e la mitragliatrice taceva.

630.000 morti tra i 18 ed i 40 anni. Alla fine i morti furono il doppio rispetto a quelli della seconda Guerra Mondiale. Eppure l’intero conflitto si svolse su una fascia di non più di 30 chilometri: ci si spostava a piedi.

Nasce l’opinione pubblica

Prima, ai governi, cosa pensasse la gente non interessava. Nella Grande Guerra invece la gente vuole sapere si sente coinvolta. 5 milioni di famiglie vogliono conoscere le sorti di figli, mariti, conoscenti. I soldati inviano lettere a casa ma una censura capillare dei comandi provvede ad edulcorare le informazioni, attente a che non trapelino non solo informazioni di natura militare ma anche sofferenza, paura, voglia di resa. La Domenica del Corriere è lo strumento che porta le notizie alla popolazione. Sono milioni di famiglie, all’epoca numerose, e loro conoscenti e concittadini. Nel 1918 la rivista vende 2 milioni di copie.

Ma c’è una censura molto attenta anche nel giornale. Beltrame, storico disegnatore, evita il colore rosso, che parla di sangue e morte. Predomina invece il bianco delle infermerie e delle cure. E delle montagne. Diventano così famosi gli alpini che, in fondo, non erano così numerosi come altri soldati di truppa.

Invenzioni, innovazioni, cambiamenti

Come sempre le guerre portano sviluppi, e non solo in campo militare. Arriva l’orologio da polso, destinato ai piloti che lo usano per la navigazione aerea. L’acciaio inossidabile, per evitare la ruggine nei cannoni. L’impermeabile, per i soldati che devono combattere all’aperto. Persino prefabbricati da assemblare per costruire trincee in montagna.

Forse i cambiamenti più forti riguardano le donne.

Le gonne si accorciano; per lavorare nelle fabbriche di munizioni è consigliabile non avere abiti ampi e svolazzanti. Nel tempo si arriva alle gonne al ginocchio ad imitare le gonnelline delle tenniste.

Finita la guerra la gente vuole tornare alla solita vita. Nascono i movimenti femminili: le donne, chiamate suffragette, reclamano il diritto di voto. Ma non si vuole che la donna voti: c’è l’obbligo di obbedienza maritale quindi la donna non è libera. Dal 1919 cessa questa norma, le donne possono accedere a tutte le professioni, tranne la magistratura: la donna è instabile!

Il diritto di voto arriverà, se pure con forti limitazioni nel 1925;  subito cancellato nel 1926 dal regime fascista.

Mussolini sarà il primo, seguito da Hitler a prendere coscienza dell’importanza dell’opinione pubblica: le masse non vanno convinte vanno sedotte.

Dopo la guerra si ridisegnano i confini. L’impero austriaco scompare, la Russia assume il controllo della Crimea, in larga parte russofona: nei Balcani si forma la Jugoslavia.

Determinante per il futuro dell’Europa l’imposizione alla Germania di riparazioni per i danni di guerra: una cifra pari all’intero PIL dello Stato per 15 anni.

Le premesse per il nazionalismo ed il nuovo imperialismo sono tracciate.

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@vicini.to.it

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