Il 24 marzo, in un contesto segnato dall’esito recente del referendum, il Teatro Superga ha accolto non solo un autore, il conduttore di Report Sigfrido Ranucci, ma un confronto necessario con il presente. Nel corso dell’incontro – moderato da Michele Pansini, a fare gli onori di casa il Sindaco di Nichelino Giampiero Tolardo – il giornalista ha presentato il suo ultimo libro “Il ritorno della casta”, edito da Bompiani e ha ricevuto la tessera della Biblioteca Civica Arpino dalla direttrice Loredana Pilati. L’appuntamento è occasione per interrogarsi sui nodi cruciali della giustizia, della democrazia e del ruolo dell’informazione. 
Il punto di partenza è una riflessione storica: dalle vicende di Tangentopoli fino all’ascesa di nuovi equilibri politici, emerge un filo conduttore fatto di tentativi ricorrenti di limitare l’autonomia della magistratura. Il referendum sulla giustizia viene interpretato come l’ultimo passaggio di questo processo, con particolare attenzione ai meccanismi di selezione e controllo degli organi di autogoverno, considerati potenzialmente esposti a influenze politiche.
Accanto alla dimensione nazionale, il discorso si allarga a un quadro globale. Viene sottolineato il ruolo crescente delle tecnologie digitali e dei grandi attori privati nella raccolta e gestione dei dati, con implicazioni profonde per la democrazia. L’uso dei social media, in particolare, è descritto come uno strumento capace di orientare opinioni e amplificare conflitti, spesso attraverso contenuti distorti o decontestualizzati.
Tema centrale diventa, quindi, quello dell’informazione: il giornalismo viene rivendicato come funzione essenziale di mediazione, verifica e contestualizzazione dei fatti, oggi messe in crisi da piattaforme che privilegiano visibilità e impatto emotivo rispetto alla verità. Vengono citati esempi concreti di disinformazione virale, capaci di influenzare percezioni e comportamenti collettivi. Nel suo intervento, Sigfrido Ranucci descrive un sistema di potere opaco in cui politica, grandi aziende e piattaforme digitali si intrecciano. Attraverso esempi concreti, sottolinea come interessi economici e strategie comunicative possano influenzare la democrazia, anche tramite l’uso dei social e della disinformazione.
A ridosso dell’esito referendario e del rigettato indebolimento della magistratura e degli organi di controllo, Ranucci evidenzia che comunque mancano risorse (magistrati, personale, forze investigative). Questo, secondo lui, favorisce chi detiene il potere economico e politico, riducendo la possibilità di indagini efficaci.
Allo stesso tempo, difende il ruolo fondamentale delle inchieste giudiziarie e giornalistiche, ricordando che grazie a queste sono emerse verità importanti su mafia, inquinamento industriale e responsabilità dello Stato. Anche quando non portano a condanne, permettono comunque di ricostruire la realtà e informare i cittadini.
Infine, emerge un messaggio chiaro: in un contesto in cui gli strumenti tecnologici plasmano sempre più le decisioni politiche, senza magistratura indipendente, giornalismo d’inchiesta e partecipazione civile, la democrazia rischia di indebolirsi. Tuttavia, Ranucci intravede una speranza nei giovani, che mostrano sensibilità verso temi cruciali come i conflitti internazionali, l’ambiente e la difesa dei principi fondamentali della Costituzione, rivelandosi più consapevoli e meno disposti ad accettare narrazioni superficiali.
Anna Scotton
annas@vicini.to.it
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