“La pace non è un sogno: può diventare realtà; ma per custodirla bisogna essere capaci di sognare.”
(Nelson Mandela)

40 Tff. Inquietudini adolescenziali

Il confine tra l’adolescenza e l’età adulta è una linea d’ombra, con momenti di smarrimento e di sofferenza psicologica, spesso inconfessati. L’emergenza sanitaria mondiale, con l’obbligo dell’isolamento e le paure amplificate dal bollettino quotidiano delle vittime, ha acuito il disagio connesso a questa fase specifica della vita.

Il lungometraggio Coma (sezione NUOVIMONDI), del  francese Bertrand Bonello,  ritrae questa condizione, introdotta dalle parole di una lettera che il regista idealmente indirizza alla figlia. La protagonista, infatti, è una ragazza  isolata in camera sua durante il lockdown, e si relaziona con il mondo esterno o seguendo un’ influencer adulta, Patricia Coma, o attraverso videochiamate con amiche.  Nei dialoghi con queste ultime emerge il fascino per il male, il corteggiamento della morte, esibiti come fuga e provocazione rispetto alle proprie esistenze bloccate.  Il regista, noto per il biopic sullo stilista Yves Saint Laurent, ha costruito l’atmosfera drammatica del film mescolando animazione e sperimentazioni  visive. L’esito è interessante e, a conferma della stima di cui gode Bonello in patria,  hanno prestato la loro voce al doppiaggio gli attori  Laetitia Casta e Louis Garrel.

La fine del ruolo infantile e l’acquisizione dell’identità personale, segnati da pratiche che vanno dai riti iniziatici alle sfide  auto lesive, è narrato anche  nella toccante opera prima dell’attrice canadese Charlotte Le Bon.

In Falcon Lake (CONCORSO LUNGOMETRAGGI) basato sulla graphic novel A Sister” di Bastien Vivès, due famiglie trascorrono le vacanze estive in una casa sulle sponde di un lago: il figlio  dodicenne dell’una è attratto della  ragazza poco più grande di lui, dell’altra. I  giovani trascorrono  giorni in libertà assoluta, rivelandosi i sogni proibiti e – soprattutto – le paure, legate al senso di inadeguatezza rispetto alle proprie capacità, all’aspetto fisico, alla sfera sessuale. Sullo sfondo i  genitori, incapaci di empatia e relazione autentica con i figli: non a caso vengono inquadrati poco, quasi di sguincio, dalla macchina da presa della regista, il cui solo sguardo amorevole avvolge e accompagna  i ragazzi incontro a un diverso domani.

Anna Scotton

annas@vicini.to.it.

 

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