“Puoi portare il cavallo all’acqua ma non puoi obbligarlo a bere”

 

Antico Proverbio Anglosassone

Collegno Fol Fest: La bellezza rivelata

Memoria, consapevolezza e umanità in mostra.

Coperta, drappo  e parete scenografica: un tessuto di fotografie come protezione e traccia delle vite sepolte negli istituti psichiatrici di Racconigi e Collegno prima della loro chiusura. E’ Il progetto espositivo intenso e toccante di Sara Masoero, La Bellezza Rivelata, presente al Collegno Fòl Fest. Insegnante di Storia dell’Arte e fotografa, l’artista –  animata da un forte impegno civile – evoca il dramma di chi ha vissuto per anni dietro quelle mura. Durante le ricerche d’archivio, ha rinvenuto numerosi ritratti personali dei degenti,  conservati all’interno di buste nelle cartelle cliniche. Da questa scoperta è maturata l’idea di associare ciascun paziente all’immagine di un fiore: sono raccolti più di mille scatti macro, riferiti a oltre cinquecentottanta ricoverati, per i quali sono indicati nome, età all’ingresso in struttura, data di morte e diagnosi.

La prima installazione prende forma dalla volontà di esprimere le tre dimensioni fondamentali dell’esperienza manicomiale. I malati all’ arrivo in reparto vengono spogliati di tutto, come le chiocciole portano con sé solo l’essenziale: i pensieri. Proprio quelli che – dopo il passaggio attraverso il dolore incarnato dalle cinghie di contenzione – possono conoscere la terza dimensione, quella della liberazione spirituale raffigurata dalla mongolfiera.

L’allestimento comprende la ricostruzione della stanza di un istituto psichiatrico con alcuni arredi originali: testiera e pediera del letto, il comodino, il paravento, un pigiama e altri piccoli cimeli, forniti da ex infermieri.  Una coperta di immagini appoggiata per affrontare la notte, forse l’unico momento in cui i confinati riuscivano a alleggerirsi, almeno in parte, del peso del vivere: pur segnata da farmaci e controlli continui, la notte rimaneva uno dei pochi spazi di solitudine. Da questa riflessione è nato il manto fotografico di soffioni: come i semi del tarassaco che si staccano e vengono trasportati dal vento, così i pensieri dei ricoverati potevano superare idealmente i confini dell’istituzione e volare lontano, trovando nella mongolfiera il proprio segno emblematico.

Lo specchio riveste un ruolo importante nell’installazione successiva. Negli ospedali psichiatrici era vietato, poiché poteva essere rotto e utilizzato per ferire se stessi o gli altri: qui, invece è presente e parte integrante dell’opera. Noi siamo abituati a riconoscerci ogni giorno nella nostra immagine riflessa; nella sua privazione, al contrario, i soggetti in cura,  finivano col venire espropriati dell’identità e della consapevolezza di sé.  Alle spalle, teli di garza e tulle trasformano allegoricamente le barriere del manicomio in superfici leggere e trasparenti: su questi tessuti sono disposte altre  immagini floreali, evocative di spiriti affrancati dal peso della reclusione.

Sui davanzali della sala sono disposti dieci  scatti in bianco e nero dedicati ai degenti che trascorsero oltre cinquant’anni in istituto. Accanto compare il fiore del “non ti scordar di me”, accompagnato dai nomi e dal periodo di internamento, come invito a conservarne la memoria. Completa  il percorso della mostra un salottino ricostruito con mobili d’epoca che accoglie circa ottocento lettere, consultabili dai visitatori. Trascritte dall’artista,  riportano i contenuti della corrispondenza tenuta  tra le famiglie e i medici, le risposte delle strutture sanitarie e, soprattutto, gli scritti dei pazienti, molti dei quali per decenni non uscirono mai dalle mura dei manicomi.  In alto, una composizione sospesa realizzata con quaranta poesie salvate dagli infermieri rimanda al movimento dei semi di soffione e della mongolfiera che si allontana verso il cielo. Nei  versi dei reclusi tutta la bellezza dei fiori su cui si soffermavano rapiti durante le loro  passeggiate nel parco: nonostante tutto, il loro sguardo era colmo di meraviglia.

Anna Scotton

annas@vicini.to.it

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*