Le parole sì, rendono l’idea, ma in un periodo così fumoso, in cui si dice tutto e il suo contrario nel giro di cinque minuti cosa, più delle immagini rende il senso di una situazione, di un’epoca anomala e frastornata?
Cosa descrive l’orrore di un genocidio, più dei topi che banchettano tra i bambini stremati o il disgusto per lo strapotere finanziario più della striscia di Gaza immaginata come una meta per vacanze miliardarie?
E cosa descrive, meglio dell’espressione adorante dei nostri politici, cappellino Maga in mano e sguardo rapito, la sudditanza di un paese, di una cultura, ad un’altra?
Le immagini danno significato a quello che non vorremmo sapere, mentre le parole abbiamo l’alibi di non interpretarle nel modo giusto.
Per fortuna, accanto ad un premier nostrano adorante e genuflesso, che ora qualcuno guarda quasi con benevolenza, c’è un altro capo di Stato che, dalla porta di Lampedusa ci ricorda cosa può essere la dignità.
Buone vacanze a tutti!
Giulia Torri
giuliat@vicini.to.it
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