“Oramai siamo carne e telefonino: la memoria non è più nella testa, ma nello smartphone”.

(Vittorino Andreoli)

L’elogio della stupidità e “Homo Stupidus Stupidus”

Qualche anno fa era in voga l’elogio dell’ignoranza: un po’ perché Celentano ne era diventato (suo malgrado) l’icona televisiva, un po’ perché (nell’immaginario propugnato) l’ignoranza era sinonimo di purezza e saggezza non corrotta dai dotti della civiltà postmoderna.

Ora c’è stato un altro passaggio epocale che si può sintetizzare come “l’elogio della stupidità” rinunciando allle funzioni corticali del cervello abbandonato al suo primordiale cervello detto rettiliano .

Un elogio del tutto autorenferenziale, cioè condotto da chi ha comportamenti “stupidi” nel senso etimologico del termine: “Il termine stupidità deriva dal verbo latino stupēre che nella trasposizione in italiano ha due accezioni distinte: una riguarda chi è “stupito”, in una condizione cioè d’incapacità o passività, indotta da stupore; l’altra, riferita allo “stupido” esprime una condizione duratura di “carenza” e “lentezza” nel comprendere. Lo storico Carlo Maria Cipolla autore di un ironico saggio sulla stupidità (Allegro ma non troppo) indicava una caratteristica della stupidità in quella di causare «un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita»”

Sottolineo questo ultimo aspetto: «un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita».

Questa connotazione dello stupido la trovo ormai nel linguaggio della politica al potere di chi non amministra nel rispetto di tutte le persone ( non solo gli italiani) o di chi pensa che il consenso dei cittadini su alcuni temi indichino automaticamente che i temi sui quali c’è il consenso siano la verità oggettiva. In altre parole se il 60% dei cittadini è d’accordo sul fatto che i biondi si debbano tingere i capelli di nero, si promulga una Legge nella quale si impone che i biondi lo facciano.

Faccio questo esempio per evitarne altri.

Scrive Montesquieu -La Brède, 18 gennaio 1689 – Parigi, 10 febbraio 1755- ne “Lo spirito delle leggi”(III, cap. 3) “Non ci vuole molta probità perché un governo monarchico o un governo dispotico si mantenga o si sostenga. La forza delle leggi nell’uno, il braccio del principe sempre alzato nell’altro, regolano e tengono a freno tutto. Ma in uno stato popolare ci vuole una molla di più, che è la VIRTU’. Quello che dico è confermato dall’intero complesso della storia, ed è pienamente conforme alla natura delle cose. Poiché è chiaro che in una monarchia, dove chi fa eseguire le leggi si giudica al di sopra delle leggi stesse, si ha minor bisogno di virtù che in un governo popolare, dove chi fa eseguire le leggi sente di esservi sottomesso lui stesso e di portarne il peso. È chiaro altresì che il monarca il quale, perché mal consigliato o per negligenza, cessa di far eseguire le leggi, può facilmente rimediare al male: basta che cambi il Consiglio, o si corregga al punto di questa negligenza. Ma quando, in un governo popolare, le leggi hanno cessato d’esser messe in esecuzione, siccome ciò non può dipendere che dalla corruzione della repubblica,lo Stato è già perduto”.

Questa virtù nei cittadini elettori e negli eletti si è liquefatta e i rappresentanti politici più votati esprimono quella “cultura del bar sport” che l’elogio dello stupido del quale parlavo.

Una cultura distruttiva che non è cosciente di esserlo.

L’uscita dell’ultimo libro di Vittorino Andreoli, psichiatra e scrittore, “Homo Stupidus Stupidus” analizza questa situazione mentale e sociale individuando nella distruttività una peculiarità di questo stato mentale. “(…)Ed è questa stupiditas che ci proponiamo di mostrare analizzando dapprima la Distruttività, poi la Caduta dei princìpi che sono a fondamento della Civiltà Occidentale ed, infine, descrivendo le caratteristiche dell’Uomo senza Misura (…)”.

Distruttività, caduta dei valori condivisi, la mancanza del senso della misura cioè, aggiungo io, del limite, è un processo che inizia nella prima infanzia e alla quale è urgente porre rimedio anche se negli anni passati qualcuno ha provato, prima di Andreoli, a parlarne.

A cominciare da Giovanni Sartori che nel 2007 concludeva così il suo articolo sul Corriere della Sera incentrato sulla distruzione dell’ambiente naturale

Ci siamo fregiati del titolo di homo sapiens sapiens. Ma un’umanità che non a salvare se stessa da se stessa merita semmai il titolo di homo stupidus stupidus. A proposito: buon ferragosto. Oggi siate lieti e spensierati. Se poi vi interessa il futuro, allora mi potete ancora leggere e “male dire” domani”, fino al libro di Giancarlo Livraghi dal titolo Il potere della stupidità”.

La bibliografia è abbondante ma la cultura della stupidità ha preso forma e non sa di averlo fatto.

Per questo è pericolosa: come un ladro che prende le cose pensando di poterlo fare perché è persuaso che siano sue di diritto.

È utile tenere a mente che l’esercizio della democrazia deve avere come supplemento la virtù dei cittadini e dei loro rappresentanti , come diceva Montesquieu, e come ricorda la nostra Costituzione che è fonte di diritti …e di doveri.

Franco

direttore@vicini.to.it

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