“Dobbiamo riscoprire la distinzione fra speranza e aspettativa.”

Ivan Illich

39° TFF: Sguardi femminili

Torino 39 al via: la sezione portante del Torino Film Festival, per la vitalità delle  opere prime e seconde in cartellone, è partita con due storie girate da cineaste.  La chica nueva, di Micaela Gonzalo, al suo primo lungometraggio, racconta la vicenda di Jimena, una giovane donna che attraversa l’Argentina  per raggiungere il fratellastro e trovare un’occupazione.  L’arrivo fortunoso nella Terra del Fuoco dove vive e lavora Mariano la immette in una realtà ostile, in cui la crisi economica ha indurito l’uomo e precarizzato le vite degli operai. La macchina da presa della regista insiste sui primi piani, seguendo le espressioni del volto soprattutto dell’intensa  protagonista, mentre il disagio esistenziale e l’inospitalità dei luoghi sono accentuati dall’assenza di colonna sonora. Nonostante l’intenzione di riferirsi alla drammaticità di un presente segnato da  un’inflazione che supera il 50% e da quasi 12 milioni di argentini sotto la soglia di povertà nel Paese sudamericano, la storia della Gonzalo non riesce a lasciare il segno.

Al contrario convince Une jeune fille qui va bien, dell’ attrice, cantante e regista francese Sandrine Kiberlain, da non perdere quando approderà nelle nostre sale nei prossimi mesi, per il felice equilibrio tra leggerezza e riflessione. Parigi, estate 1942. Irene è una diciannovenne  ebrea, colta alle soglie della propria realizzazione professionale – vuole diventare attrice – e della scoperta dell’amore. Ma il  momento storico che minaccia le vite della comunità ebraica è presentato solo per brevi cenni: l’attenzione è incentrata sulla gioiosità dei giovani che si aprono alla vita, attraverso lo sguardo ridente di  Irene, una sorta di Anna Frank ancora inconsapevole del destino che la attende. Anche se le parole “nazismo”, “occupazione” non vengono mai pronunciate, “sappiamo cosa è successo, sappiamo come sono andate le cose, quindi è stato sufficiente vivere semplicemente in quel periodo”, ha dichiarato la regista, lasciando allo spettatore  il compito di immaginare l’incombere drammatico degli eventi.

La colonna sonora che ha echi  musicali contemporanei, risponde alle intenzioni dell’autrice di riportare anche al periodo che stiamo attraversando, “a ciò che spaventa oggi. Come andare al Bataclan e non uscirne”.

Anna Scotton

annas@vicini.to.it

 

 

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