
Km 2,6 è un video realizzato da Giuseppe Gabellone (Brindisi, 1973) nel 1993 e dà il titolo alla nuova esposizione aperta alla Videoteca della GAM, facente parte del ciclo di mostre realizzate grazie alla collaborazione della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT.
L’artista aveva appena vent’anni, stava completando gli studi all’Accademia delle Belle Arti e realizza un video sorprendente che sta tra l’idea di scultura e la dimensione filmica: Km 2,6 è un’unità di misura lineare che diviene misura di durata. La lunghezza indicata è quella del nastro adesivo che Gabellone, nel filmato, va dipanando tutt’attorno ai mobili e agli esterni della sua casa di famiglia in Puglia, fino a inglobare in un’unica ragnatela scultorea anche alcuni alberi del giardino. Allo svolgersi dello scotch risponde lo scorrere del nastro magnetico che registra l’opera, traducendo lo spazio in tempo e il tempo in spazio.
Ogni singolo frame del video è in realtà una scultura e lo è doppiamente per via del monitor, un vecchio Hantarex il cui utilizzo si andava rarefacendo proprio in quell’inizio d’anni Novanta.
Su tutte le pareti della sala espositiva della Gam, come a segnare un orizzonte di spazio che avvolge il visitatore, troviamo una serie di 8 fotografie, Untitled del 2009. Si tratta di opere che esprimono la compresenza di tecniche e linguaggi considerati alternativi tra loro e il valore scultoreo della bidimensionalità: immagini di teli che si gonfiano sotto l’azione del vento come fossero bandiere, che esprimono il senso plastico dei panneggi antichi, il dissolvimento dei confini tra scultoreo, pittorico e fotografico. L’artista concepisce e realizza opere che però esistono soltanto in quanto immagini, per cui si passa da una fotografia che registra la realtà all’idea della fotografia che inventa la realtà stessa.
Le opere di Gabellone sono come scatole cinesi trasparenti che contengono, una dentro l’altra, tutte le discipline artistiche e il suo pensiero le attraversa con il piacere di dissolverle una nell’ altra, fino a liberare l’immagine come pura forza mentale.
Anna SCOTTON
annas@vicini.to.it
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