Qualunque cosa sogni d’intraprendere, cominciala. L’audacia ha del genio, del potere, della magia. (Goethe)

 

Non solo Sharing Economy

Giovedì 15 settembre alle ore 18 si è tenuto nel salone di via Baltea 3 un aperitivo informativo sulla Sharing Economy organizzato dall’Informagiovani con la collaborazione del giornale on line “Vicini” nella persona del direttore Franco Fratto che ha svolto le funzioni di moderatore.

Via Baltea 3 è un luogo multifunzionale con laboratori artigianali, un’attività di ristorazione e spazi per i servizi per i cittadini ed il quartiere. Un’ex tipografia di 900 mq in cui oggi trovano spazio:

  • una caffetteria / bar sociale (con sportelli informativi su risparmio energetico, cohousing, servizi e opportunità in città, laboratori di riparazione di oggetti domestici)
  • un kitchen club (cucina comunitaria/laboratorio gastronomico per organizzare corsi, autoproduzione gastronomica, incontri e feste)
  • un laboratorio di falegnameria
  • un ufficio co-working
  • un ampio salone per attività e corsi da costruire con i cittadini e le associazioni
  • PANACEA (un panificio specializzato in prodotti con pasta madre)
  • la JST – Jazz School Torino
  • uno spazio per attività teatrali dell’Atelier teatro fisico di Philp Radice
  • S-nodi, un centro di ricerca e azione che nasce a Torino per generare pratiche di community building.

Via Baltea ha come scopo quello di riuscire a integrare le attività commerciali e produttive con un’attenzione particolare all’aspetto della socialità e della costruzione di relazioni solidali e di qualità.
Uno dei fili conduttori è quello della produzione e autoproduzione: nei Laboratori di Barriera si producono beni e servizi, ma sono anche luoghi in cui si intende promuovere il riciclo, l’autoriparazione, il risparmio dei consumi, lo scambio.viabaltea2

Nell’incontro in oggetto si è parlato non solo di sharing economy ma in senso più lato di economia della condivisione, presentando esperienze che, pur non essendo sharing economy in senso stretto, in quanto non si avvalgono di piattaforme multimediali di scambio, si propongono tuttavia di mettere in contatto le persone in modo diretto, favorendo la conoscenza , l’integrazione e la collaborazione tra gente con obiettivi comuni.

Si è parlato di Job Iob, un’iniziativa del Politecnico di Torino che mette in contatto, attraverso una APP dedicata, persone che abitano nella stessa zona e lavorano nella stessa azienda o in aziende limitrofe in modo che possano condividere l’auto risparmiando così denaro ma anche inquinamento: l’aspetto più interessante di questa iniziativa è che si rivolge non solo ai privati, ma anche alle aziende che , applicandola, favoriscono la conoscenza e il benessere dei dipendenti in termini di risparmio di soldi e di stress, ma anche innescano una gara virtuosa di risparmio di emissione di CO2 molto rilevante dal punto di vista ecologico.

L’APP per i privati è gratuita, mentre ha un piccolo costo per le aziende ed è così che JobJob si finanzia.

Accanto a questa iniziativa, che fa parte della sharing economy vera e propria, siamo venuti a conoscenza dell’esperimento della Social Street di via S. Giulia che ha radunato, tramite Facebook, un gruppo di abitanti di questa zona attorno al problema dei rifiuti, sensibilizzando gli abitanti alla raccolta differenziata e ponendo in atto anche degli eventi pubblici per far capire come il problema dei rifiuti sia sentito ma ancora poco compreso e preso sul serio.

Ultima in ordine di esposizione ma non certo di importanza è stata l’esperienza di cohausing a Porta Palazzo , portata avanti dall’ Associazione Zero.

Un gruppo di persone, conosciutesi tramite l’associazione, si sono riunite attorno a un progetto comune di “ abitazione” realizzando forse l’unica realtà a Torino di cohausing. Hanno ristrutturato un vecchio stabile vicino a Piazza della Repubblica e ne hanno ricavato una “ casa” per diversi nuclei familiari di composizione eterogenea costruendo spazi privati ma anche spazi comuni come una terrazza, un cortile, un salone , una lavanderia dove tutti potessero ritrovarsi in modo che nessuno si sentisse mai solo, i bambini potessero crescere insieme e tutti i “coinquilini” potessero contare l’uno sull’altro.

Gli interventi sono stati seguiti da un aperitivo distribuito tra più tavoli presidiati dai vari relatori, in modo che i partecipanti, in maggior parete giovani ma non solo, potessero porre domande e ottenere approfondimenti sui temi trattati.

Franca Guiot

francag@vicini.to.it

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