“Oramai siamo carne e telefonino: la memoria non è più nella testa, ma nello smartphone”.

(Vittorino Andreoli)

Una torinese alla Mostra del cinema di Venezia – Piedi blasonati e non

E’ ufficiale, al Festival del Cinema di Venezia il tacco 12 lo indossano solo dive e starlette.

E’ solo sul mitico tappeto rosso che il piede si esibisce avvolto in spirali a forma di aspidi di Svarosky, o costellato di piume, volant e falpalà dai colori improbabili.

E soprattutto si eleva molto al di sopra del livello del suolo.

Al di fuori del red carpet, laddove si muovono e operano le donne normali, esso viene restituito al suo precipuo compito deambulatorio e quindi supportato da materiali assai meno eterei ma molto più affidabili tipo sughero, gomma, goretex.

L’abbigliamento d’ordinanza della cinefila non lascia troppo spazio alle chincaglierie, giacchè, se di cinefila doc si tratta, tende a sbattersi dall’alba alla notte tra sale cinematografiche in cui ibernarsi a temperature polari o code chilometriche atte a raccattare coupon gratuiti destinati ad accrescere il numero dei suddetti congelamenti.

E’ una battaglia dura alla quale si va in abbigliamento pratico e scarpa confortevole se non si vuole soccombere al colpo della strega già alla terza giornata della kermesse.

E mentre gli irraggiungibili maschi alfa da tappeto rosso corredano lo smoking vinaccia dal pantalone avvitato tipo acqua alta in casa (o zompafosso, come si diceva una volta), con calzature stringate/appuntite a forma di bara di vernice, l’homo vulgaris esibisce, oltre alla pancetta d’ordinanza, comodi bracaloni multitasca con sandalaccio abbinato.

Ed eccola, la solita morale: il cinema è sogno, la realtà è realtà e giova rendersela comoda.

Giulia Torri

giuliat@vicini.to.it

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