“è meglio aggiungere vita ai giorni, che non giorni alla vita”

(Rita Levi Montalcini)

Alla Nuvola Lavazza si è chiuso Architettiamo la Città

Non sorprendono le istanze dei cittadini delle circoscrizioni e dei i principali attori della società e dell’imprenditoria, consultati tra giugno ed ottobre nell’ambito del ciclo di incontri Architettiamo la Città. “Mancano centri di aggregazione per i giovani”, “Il verde come luogo di aggregazione sociale”, “Politiche di viabilità per il commercio” (Circoscrizione 1), “L ‘abbattimento delle barriere architettoniche va a rilento” (Circoscrizione 2), “La rete dei trasporti deve essere l’asse portante del cambiamento (Circoscrizione 6), “La linea 2 della metro deve essere la priorità” (Circoscrizione 7). E ancora temi come le sponde del Po, il degrado, città a misura del cittadino. Forse quella più emblematica viene dalla Circoscrizione 6: “Qui è tutto ex-qualcosa”.

L’evento pubblico alla Centrale di Nuvola Lavazza del 14 scorso conclude il ciclo di 11 incontri promosso dall’Ordine degli Architetti di Torino in collaborazione con la Fondazione per l’architettura / Torino; un percorso che ha portato all’individuazione di 6 nodi problematici principali da cui partire e alcune visioni per ripensare lo sviluppo futuro della città di Torino.

Intanto la location smentisce una delle criticità sollevate dalle Circoscrizioni: la difficoltà di trovare investitori su edifici o impianti ex industriali di particolare complessità.  Siamo nel Centro Congressi della Nuvola Lavazza, nella sala in cui i resti di una basilica paleocristiana del IV secolo sono stati recuperati e integrati nel progetto di riqualificazione del Centro Direzionale che ha trasformato l’area e l’intero quartiere Aurora.

Gli obiettivi di questo evento conclusivo sono, partendo dalla descrizione delle istanze, focalizzare  i nodi: degrado e cura del territorio, città a misura di studente, mobilità e viabilità del futuro, fiumi, multi-centralità, commercio. Alla base di queste parole chiave ci sono però alcune questioni imprescindibili, che sono prerequisiti di qualunque politica territoriale futura: accessibilità universale, sostenibilità e capacità di attrarre investimenti. Per ciascuno dei 6 temi sono state individuate alcune esperienze internazionali utili per comprendere in che modo la criticità sia stata gestita e risolta altrove. Discutere delle trasformazioni urbane, individuare best practice internazionali, tradurre le suggestioni in proposte di intervento.

Dalla considerazione che gli edifici rappresentano più del 50% delle emissioni prodotte dalle città, nasce “Reinventing Cities”, un bando internazionale finalizzato a stimolare una rigenerazione urbana a zero emissioni, di cui ha parlato in una testimonianza video Hélène Chartier, Reinventing Cities  project manager. 15 città hanno individuato 39 siti sottoutilizzati da riprogettare, tra cui numerosi spazi liberi, edifici abbandonati, il sito di un ex aeroporto, dimore storiche, mercati in disuso, parcheggi da trasformare e un inceneritore dismesso con annessa discarica. L’obiettivo del bando: spingere le città a lavorare con gli attori dello sviluppo urbano – architetti, progettisti, costruttori, investitori, abitanti – per dar vita a nuove tipologie di edifici, nuovi servizi urbani a zero emissioni, garantendo al tempo stesso architetture di alta qualità e benefici per la comunità. Scopo ultimo è che tutti i nuovi edifici si avvicinino all’obiettivo carbonio-zero, e che gli edifici preesistenti siano oggetto di rinnovamento energetico.

La questione mobilità è discussa da Diego Deponte, direttore e partner di Systematica, una società di consulenza sulla pianificazione della mobilità e del sistema di trasporto. Dalla attuale coesistenza di diverse modalità di spostarsi, nasce l’esigenza di un modo nuovo di considerare la mobilità: non si guarda ai flussi veicolari, ma alle persone. E spostare persone significa attenzione a non spostarle tutte assieme. Attenzione alle diverse tipologie, anziani, bambini. L’uso della tecnologia, in cui la sensoristica svolge un ruolo di primo piano (più volte nel convegno si è ricordata l’esperienza di Torino nella sperimentazione di auto a guida senza autista), porta all’uso delle strade come rete di infrastrutturale. Deponte parla di “geografia utile”: accessibilità, miglior uso dello spazio e del nostro tempo.

“Ora gli studenti sono una folla” (aveva rilevato la Cicoscrizione 3). Una delle aspirazioni della Città è quella di diventare un centro di eccellenza universitario (il numero di studenti è previsto in forte crescita), ed in questo senso occorre realizzare una città a misura di studente. Spazi ma anche infrastrutture. A questo proposito Francesca De Filippi, membro del Comitato di indirizzo della Fondazione per l’architettura / Torino, cita l’esempio del progetto “AlloggiaMi” attuato a Mirafiori Sud dalla Fondazione Mirafiori, che si propone attraverso l’incontro tra la domanda di posti letto da parte di studenti e ricercatori universitari (specie del Politecnico-TNE) e l’offerta di ospitalità degli abitanti del quartiere, si viene incontro a una doppia esigenza: da una parte dare agli abitanti di Mirafiori una possibilità di integrazione del reddito, dall’altra offrire ai giovani l’opportunità di usufruire di alloggi a prezzi calmierati. Una simbiosi nell’affrontare un’esigenza urbanistica.

C’è un aspetto di sicuro interesse per i cittadini di una città metropolitana: la multicentralità (richiamata dalla Circoscrizione 4) è stata descritta da Kristiaan Borret, Bouwmeester of the Brussels – Capital Region, nel caso di Bruxelles. Bruxelles non è un’unica città ma è costituita da 19 Comuni, ciascuno governato dal proprio Sindaco; un tipo di organizzazione istituzionale che rende le decisioni più complesse e non vi è sempre uniformità nella politica dei vari Comuni, tuttavia questa diversità consente una morfologia della città più varia. Bruxelles non è una città armoniosa, omogenea, uniforme ma è caratterizzata da una grande diversità architettonica e la sua struttura, dal punto di vista urbanistico e morfologico, è molto varia. L’aspetto multidimensionale di Bruxelles arricchisce la città e fa sì che gli abitanti si leghino fortemente al proprio territorio. Di recente, è nato una sorta di nuovo livello superiore che sovrintende i 19 Comuni della città: la “Regione di Bruxelles-Capitale”, che da 5-10 anni sta lanciando progetti strategici per la città; vaste zone vengono ri-sviluppate in modo coerente sotto il controllo diretto della Regione di Bruxelles-Capitale e non dei vari Comuni. Il quartiere di Shaarbeck è diventato un media park che ospita le due emittenti nazionali e dovrebbe diventare un polo tematico in grado di attrarre anche altre aziende. Inoltre, Buxelles è attraversata da un canale navigabile, costellato di installazioni industriali e urbane in disuso: tuttavia la grande crescita demografica richiede spazi nuovi. Si sta cercando di introdurre nuove industrie, piccole e medie imprese, legate alla navigazione, direttamente in prossimità delle sponde. Quindi una città non solo destinata ai consumi ma anche ad attività produttive legate al territorio.

Fra gli altri interventi, da segnalare l’esperienza di rigenerazione Lyon Confluence SPL, un’area di 150 ettari a ridosso del centro, che a partire dagli anni ’80 si è svuotata completamente a seguito della disindustrializzazione, recuperata attraverso la collaborazione tra pubblico e privato, ed un’operazione di marketing congiunta. E quella di Giuseppe Sala, Sindaco di Milano, forte della recente classifica del “Sole 24 ore” che vede Milano al primo posto nella scala della qualità della vita; tra i traguardi, la riduzione del numero di auto circolanti: 25 anni fa a Milano c’erano 70 auto ogni 100 abitanti, oggi 51. E si pensa a una nuova metropolitana che connetta Linate al centro della città, ed una verso Monza.

L’elemento che fa da comune denominatore in questi casi è la sinergia tra intervento pubblico e privato: l’iniziativa pubblica è il motore dell’iniziativa privata; la volontà politica e la chiarezza delle intenzioni sono spesso l’elemento che spinge il privato ad investire e ad aiutare la riqualificazione di porzioni di territorio. Sulla base di questa considerazione, dall’analisi nel territorio e dal confronto con esperienze internazionali, è nata una proposta di visione per il futuro di Torino che si basa su 4 pilastri:

Più connessa: una Torino con infrastrutture efficienti e veloci (treno, metro, droni), strettamente legata a Milano e a Lione (macroregione), che è corpo unico con l’area metropolitana e che guarda al futuro.

Più sana: una Torino che sia dotata di luoghi per lo sport dove ora ci sono architetture in disuso, in particolare in aree periferiche che diventino così “nuovi centri”, in cui i parchi, i fiumi e gli spazi all’aperto siano valorizzati e vissuti.

Più giovane: una Torino con campus universitari all’avanguardia, con servizi e spazi per gli studenti, con attività di ricerca e sperimentazione e con servizi e spazi per la cultura e il tempo libero.

Più flessibile: una Torino in cui sia promosso il riuso temporaneo di spazi vuoti, in cui sia promossa la sostituzione edilizia, in cui trovino spazio nuovi modelli produttivi, di beni e servizi.

“Sogno il futuro” è la risposta che, nel video “Visioni per Torino 2050”, la mamma architetto dà alla sua bimba che chiede quale sia il suo mestiere. Immaginare l’immaginabile e realizzarlo. Questa è la visione per il futuro di Torino che l’Ordine degli architetti consegna alla Città.

 

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@vicini.to.it

 

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