C’è chi crede che tutto gli sia dovuto, ma non è dovuto niente a nessuno.

Le cose si conquistano con dolcezza ed umiltà.
(Madre Teresa di Calcutta)

Sognando un mondo migliore

Ciao caro lettore, mi spiace deluderti subito dalle prime parole ma questa non è una bella storia, forse non è nemmeno una storia.

Ci troviamo in un gran brutto periodo storico che neanche una fredda mente calcolatrice riuscirebbe a decifrare. Un posto in cui la gente ha smesso di lottare. E se combatte per difendere i propri diritti, lo fa per scherzo, per uno strano gioco sadico e privo di senso e di iniziativa, solo per passare una giornata “fuori dagli schemi” senza rendersi conto che ormai anche le rivoluzioni sono programmate e pianificate. Nulla è più lasciato al caso e al naturale svolgersi degli eventi. Siamo condizionati fin dalla nascita a pensare, agire e reagire a quella cosa che viene chiamata vita; ma questa non è più la vita dell’uomo in quanto animale, né dell’uomo in quanto essere consapevole della propria esistenza. Siamo di fronte a una svolta extraevolutiva, una piccola cerchia di persone che controlla la conoscenza e che la utilizza per far sì che il resto di quelli che un tempo erano individui unici, capaci ognuno di cose inimmaginabili, diventi un ammasso informe di cellule in grado solo di fare ciò per cui sono stati allevati : PRODURRE. Ma produrre cosa? per il bene di chi? per la realizzazione di che cosa? Siamo ancora in grado di distinguere ciò che vogliamo realmente da ciò che ci è stato condizionato di fare? Domande senza risposta, perché siamo diventati incapaci di porci domande e svogliati nel cercare le risposte. Il genere umano si è ridotto a un bieco verme senza testa e senza coda. Incapace di pensare, incapace di agire. Da sempre l’uomo ha cercato una guida più grande di sé, un capo, un dio, un qualsiasi essere naturale e non per rifilargli tutte le loro responsabilità, per la paura di prendere una decisione affidandosi a chiunque capitasse a tiro.

Non può continuare così, siamo in Italia, Torino, piccola città di scoppiati, rifugio di drogati. Qui la gente quando cammina per strada abbassa lo sguardo e ignora qualunque cosa non gli vada a genio. È la massima espressione dell’isolamento del singolo. È meglio stare chiusi tra quatto mura piuttosto che guardare il mondo e rimanere estasiato dalla bellezza dei colori, dei profumi, del piacere che c’è nel girare per il centro e pensare che siamo tutti amici, tutti fratelli, che l’essenza consiste nel darsi una mano  senza chiedere nulla in cambio, sapendo che chiunque farebbe lo stesso. No. Qui si pensa solo a quale sarebbe il metodo migliore, più veloce ed efficace per truffare il prossimo e trarne il maggiore profitto. Siamo in un paese di squali affamati che non aspettano altro che fiutare del sangue fresco per divorare il loro simile più vicino anziché aiutarlo a curasi le ferite di un precedente combattimento. Mors tua vita mea. Ormai è solo più questo il motto dell’impavido uomo capace di ogni possibile impresa. Non c’è più futuro se questo sarà il solo pensiero a cui dare retta, perché abbiamo raggiunto la linea del non ritorno. Abbiamo sviluppato incredibili tecnologie, alla medicina manca solo più la resurrezione, il potere militare è capace di cancellare un intero paese se solo fosse  dichiarato illegale, ma solo per questo piccolo cavillo legale non è detto che qualche simpatica persona, convinta di fare il bene di molti, decida semplicemente di fregarsene; ci siamo messi nelle mani di pazzi fanatici e ne andiamo fieri. Bisognerebbe imparare dalla storia, dai propri errori ma la cosa non sembra interessare chi avrebbe davvero il potere di decidere ciò che meglio per sé,  ognuno di noi dovrebbe avere la consapevolezza che quello che ci siamo creati in realtà non è altro che una delle infinite possibilità con cui ci saremmo potuti evolvere. Siamo noi a creare questo mondo a nostra immagine e somiglianza e non è avvenuto un qualche strano miracolo o drammatica maledizione per la quale adesso ci troviamo invischiati in questa viziosa situazione. Un circolo ininterrotto di fissa stabilità. Dall’Impero Romano ad oggi non vi è stato alcun tipo di evoluzione né sociale né psicologica dell’individuo. Certo, le scoperte scientifiche sono state impressionanti ma un accrescimento degli strumenti che l’uomo può utilizzare non può considerarsi un’ evoluzione “scientifica”, solo un perfezionamento di ciò che già era presente nella Preistoria, il più grande, il primo, e unico balzo evolutivo che l’uomo ha avuto dalla scimmia. Ma dopo quel primo enorme passo ci siamo fermati ad ammirare quanto siamo bravi a prevalere sugli altri, ci siamo vantati di fronte alla natura, gridandole in faccia di essere migliore di lei, che siamo diventati figli indipendenti dalla madre, senza ascoltare i suoi consigli, senza capire che noi siamo parte di questo Pianeta. E giorno dopo giorno abbiamo cominciato a stuzzicarla per vedere quanto grande è la sua pazienza, la sua bontà.

Simone Micalizzi – simonem@vicini.to.it

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0 (from 0 votes)