C’è chi crede che tutto gli sia dovuto, ma non è dovuto niente a nessuno.

Le cose si conquistano con dolcezza ed umiltà.
(Madre Teresa di Calcutta)

Le tante facce della Sharing Economy: uno studio della FGF

capitalism_colorCome noi di Vicini, chi si occupa di Sharing Economy non può non averne una visione con luci ed ombre.

Pur essendo personalmente convinto delle molteplici potenzialità positive della sharing economy, gli aspetti che vanno verso una modalità che marginalizza le persone in una società ancora più frammentata e senza certezze sono più di uno.

Ci è stato segnalato questo studio (piuttosto lungo ed articolato) della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli che riportiamo come rassegna stampa ed al quale rimandiamo per gli approfondimenti.

Fonte: http://www.fondazionefeltrinelli.it

“(…)  Da un lato, il forte incremento del tasso di disoccupazione giovanile e il rischio di marginalizzazione  di un importante segmento della società. Dall’altro, la possibilità di analizzare le trasformazioni in atto a partire dalle strategie inedite messe in campo da chi sconta una difficile integrazione nel mondo del lavoro e dagli scenari evolutivi disegnati dal progresso delle tecnologie.

Tra le novità introdotte dalla combinazione di crisi economica, tecnologie digitali, nuovi bisogni sociali e sensibilità culturali emergenti, troviamo la sharing economy. (…) Michel Bauwens, studioso e fondatore della P2P Foundation, afferma che l’economia collaborativa sta crescendo integrandosi col sistema capitalista tradizionale e che quest’ultimo stia sfruttato le risorse e le innovazioni che il modello collaborativo sta creando e mobilitando per il guadagno privato.

QUANTA “ECONOMY” GENERA LO “SHARING”?

Secondo le stime della società di consulenza Price waterhouse Coopers (PwC), attorno a questa “nuova economia”, nei prossimi 10 anni, si creerà un giro di ricchezza che sfiorerà i 335 miliardi di dollari. Questo spiega perché in questo settore gli investimenti stiano continuando a crescere.
Nata dal basso in una logica pienamente “bottom up”, (…) suggerisce Adam Arvidsson, occorre interrogarsi sulla tenuta stessa del binomio “sharing economy”: cosa c’è di “sharing” e cosa c’è di “economy”? Arvidsson identifica due tipi di sharing economy. Uno a prevalenza “sharing”, che si alimenta delle reti collaborative, che riesce a innovare facendo della condivisione il suo tratto caratteristico, ma che spesso si riduce a un fenomeno che genera poche risorse in termini di valore monetario. Ed uno orientato al lato “economy”, che maschera vecchie logiche del sistema economico con una veste solo apparente di innovazione.

QUAL È IL SUO IMPATTO SUL MONDO DEL LAVORO? Già da tempo diversi osservatori stanno mettendo in guardia sul “lato oscuro” della sharing economy, cioè sul rischio che dentro questa categoria, ormai onnicomprensiva proprio perché non ancora definita chiaramente, si possano nascondere tentativi di elusione delle normative sulla tassazione e sulla concorrenza, o sistemi di gestione poco chiari (…) trasformando il mercato del lavoro in una “eBay degli umani”.

Cercare di chiarire questi aspetti rappresenta una delle sfide più interessanti per il futuro dell’economia collaborativa (…) Luoghi di scambio che portano con sé la possibilità di un riconoscimento reciproco per coloro – lavoratori non standard, freelance, lavoratori autonomi – che scontano una condizione di frammentazione sociale.

(…) Alcuni soggetti economici stanno, infatti, rimodulando i propri servizi in chiave collaborativa, per non essere esclusi da fette del mercato o per evitare di offrire prodotti che non incontrano più le esigenze e le abitudini dei consumatori (…)

COSA ACCADE NEL NOSTRO PAESE? L’Italia rappresenta un caso di studio molto interessante, poiché alle sfide poste dall’economia collaborativa sta rispondendo con modelli e sperimentazioni molto peculiari che conciliano i valori e la cultura con l’innovazione.
(…)

 

Proprio la maggiore consapevolezza delle persone e la capacità di attivarsi re-inventando nuove forme di aggregazione e di dialogo, stanno contribuendo alla sperimentazione di pratiche collaborative inedite e peculiari. Nel nostro Paese tali modelli si stanno sviluppando attingendo a una cultura della condivisione che affonda le sue radici nella tradizione, (…) come il caso dei coworking. Si tratta di un fenomeno sempre più diffuso e molto eterogeneo, (…) si presenta anche sotto forme che non necessariamente hanno come priorità lo sviluppo di esperienze professionali, quanto quello di costruire spazi di condivisione di progetti con finalità sociale, come sta accadendo a Matera con il progetto di coworking rurale di Casa Netural.

Un altro esperimento interessante è quello che sta sta portando avanti Christian Iaione di LabGov, il Laboratorio per la Governance dei beni comuni, attraverso la co-progettazione e la co-gestione dei beni comuni, tramite partenariati pubblico-privati. (…)

L’emersione della collaborazione, in tutti gli ambiti della vita sociale, dall’economia al lavoro, rappresenta dunque un fenomeno complesso, non privo di criticità e spesso ancora ben lontano dall’affermarsi come paradigma dominante. Allo stesso tempo però, sta offrendo una nuova prospettiva e una sfida affascinante per canalizzare le risorse e le energie latenti nella comunità, verso la creazione di nuove pratiche di innovazione che sicuramente sapranno influenzare anche il futuro.”

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