“In democrazia non decide la popolazione, ma chi va a votare”
(Milena Gabanelli, giornalista)

Nome omen

Vi siete mai soffermati sul fatto che quasi sempre i nomi rispecchiano chi li porta?

Non so se nel caso del nostro albero di Natale cittadino di quest’anno il nome sia stato di malaugurio o sono io che comincio a dare i numeri.

Ma insomma, chiamare un albero Zerbino, ci voleva già una bella dose di ottimismo a pensare che poi qualcosa non sarebbe andato storto.

Mi tratta come uno zerbino”, “Sono lo zerbino sotto i suoi piedi”, non doveva metter in guardia i fantasiosi nomenclatori?

Ci dicono, quelli addentro, che all’atto della bislacca scelta, ci sono state poche proposte, e questa è stata la migliore.

Non oso immaginare le altre per non scivolare nel pornografico.

E infatti l’albero, evidentemente invidioso del romano “Spelacchio” che tanto attirò la curiosità della cronaca, si erge nella sua incomprensibilità estetica e linguistica in una piazza Torinese già di per suo piuttosto deturpata dalle necessità di ritrovo sociale del giovane sabaudo.

Esso però, proprio per la sua indiscutibile bruttezza, ha raggiunto lo scopo di declassare il collega romano, e son mica soddisfazioni da poco.

 

Giulia Torri

giuliat@vicini.to.it

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