“In democrazia non decide la popolazione, ma chi va a votare”
(Milena Gabanelli, giornalista)

Libri che mi hanno rovinato la vita

E altri amori malinconici

LEGGIAMO PER SAPERE CHE NON SIAMO SOLI” diceva lo scrittore Clive Staples Lewis, e forse questo bel libro di Daria Bignardi ci dice qualcosa in più: leggiamo per comprendere meglio le ragioni delle nostra solitudine.

Questo sembra fare “”, ricercare, fra i libri che ci hanno segnato, le tracce di quello siamo nei lettori che siamo stati.

Romanzo breve ed autobiografico è strutturato in 12 capitoli che portano come titolo il nome dei mesi dell’anno.

Perché ci si identifica in storie dolorose, se non per cercare le radici del nostro dolore e forse anche per trovarne soluzione o sollievo?

Daria Bignardi si racconta attraverso i libri “tossici” che hanno segnato la sua vita, dall’adolescenza in poi, riconoscendo in queste scelte la voglia di assecondare il proprio desiderio di soffrire.

La propria storia, vista dalla lontananza dell’età e dell’esperienza non lascia scampo, si riconosce già dai primi anni di vita.

La bambina divoratrice di libri che è stata l’autrice, li baciava, alla fine della lettura, secondo una propria classifica di gradimento, tre baci se era piaciuto molto, due baci se era piaciuto mediamente un bacio se era piaciuto poco, ma tra quelli che piacevano molto, già da allora, lo speciale punteggio andava ai più tormentati.

Tre autori in particolare: Djuna Barnes, Fëdor Sologub, Friedrich Nietzsche asseconderanno il suo pessimismo adolescenziale indirizzando alcune sue scelte giovanili.

In seguito altri autori lasceranno il segno, come accade a tutti noi lettori, a seconda della fase della vita attraversata. I grandi  russi, che hanno detto del dolore universale, i contemporanei che parlano del nostro dolore contingente.

Quello che sembra contraddistinguerli, nelle scelte dell’autrice, è una vena di pessimismo irrimediabile, in cui specchiare e dare un senso all’ansia.

Nonostante le opere citate siano spesso intrise di sofferenza, il libro è pervaso da una vena ironica che lo fa scorrere veloce e ne fa apprezzare le doti di equilibrio tra consapevolezza dell’esistenza del dolore e presa di distanza dallo stesso.

Puntellato da aneddoti sul presente e su personaggi conosciuti, spesso ci fa sorridere per le considerazioni pratiche che spesso ci troviamo tutti a fare: “Però quelli che stanno sempre bene, e ci sono, sarà chimica, Dna, intelligenza, fortune, non riesco a non invidiarli.”

E della casa affittata per stare da sola a scrivere il libro, non riesce che a pensare che, alla fine, sola non ci sa stare, meglio invitare un’amica a bere un aperitivo.

Tutti i libri del mondo non valgono un caffè con un amico”, fa dire Ermanno Olmi a Raz Degan ne I cento chiodi.

Forse è proprio questo quello che rende il libro così gradevole, la capacità di fare autocoscienza sui propri demoni interiori e contemporaneamente allontanarsene quel tanto che basta per riderci sopra.

Libri che mi hanno rovinato la vita e altri amori malinconici

Einaudi, 2022

Giulia Torri

giuliat@vicini.to.it

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