“A volte si ha così tanta paura di morire, che ci si dimentica di vivere.”

(OMAR SY – Samuel, nel film “Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse”)

Poliziotto e gentiluomo. Incontro con Riccardo Gazzaniga per Leggermente

Incontro con Riccardo Gazzaniga autore di “A viso coperto” per il ciclo Leggermente

“Non serve un motivo. E’ perché ci piace, perché ci siamo dentro e ci fa sentire vivi”.

La risposta del capo ultrà Lollo all’amico sintetizza il (non) pensiero degli ultrà che rivendicano «il diritto a tifare senza essere schedati, controllati o identificati», ed in base a questo a visopresunto diritto si scontrano nelle piazze, nelle strade e negli stadi contro quelli che considerano gli strumenti dell’ «oppressione legalizzata», i poliziotti. Quello di Gazzaniga è un romanzo che racconta storie di persone, le vite di chi si nasconde dietro una sciarpa di una squadra di calcio o una visiera di un casco d’ordinanza.

Ma la discussione si sposta subito sul mestiere di poliziotto, di Gazzaniga sovrintendente del Reparto mobile di Bolzaneto.

Polizia: argomento tabù. Un mondo vasto con diversi ruoli e compiti: investigatore, servizio di pattuglia, ordine pubblico.

Perché un giovane sceglie il corpo di Polizia di Stato? Perché ti permette di vedere eventi dal vivo in posizione privilegiata: l’Aquila dopo il terremoto, i funerali di papa Woytila. Ma non è un divertimento.

La rivalità tra tifosi e celerini risale agli anni ’50, ma mentre un tempo la Polizia era vista come parte terza, uno scomodo intruso, barriera tra tifoserie che avevano il desiderio di scontrarsi, oggi è diventata bersaglio dell’astio, l’ostacolo che impedisce di vivere lo sport (!) nel modo che il tifoso ultrà desidera, che ti forza a rispettare una regola.

Al centro l’obbligo della provocazione e della risposta, della reazione da parte dell’avversario. Come animali che segnano il territorio.

Il tifoso della squadra ospite sfila in atto di sfida, l’altra tifoseria non tollera, e mai potrebbe. La violenza è conseguenza e necessità. “io sono stato il più forte” è il messaggio la cui eco rimbalza in rete. Il celerino è lì, con il compito di evitare il contatto che potrebbe trasformare un gioco pericoloso in tragedia.

Come accade che si verifichino disgrazie come quella dello stadio Heysel o il G8? C’è sempre un primo evento scatenante, ma la tragedia viene spesso provocata da una reazione anomala, inconsulta. Nella vicenda dell’ Heysel alcuni tifosi inglesi si avventano minacciosi verso la curva italiana: lì non ci sono tifosi ultras ma gente per lo più pacifica ed ignara, venuta per godersi la finale. La polizia locale, probabilmente inesperta, ma anche i tifosi inglesi, si aspettano la reazione usuale: avversari in fuga. Invece questi arretrano, si ammassano su un muro alle loro spalle che cede e provoca la tragedia.

La curiosità dei presenti all’incontro si sposta ora sul G8 di Genova. Gazzaniga non faceva parte della squadra ma a suo giudizio l’origine è simile: disordini fuori controllo, nonostante la minuziosa preparazione, senso di sconfitta degli agenti, desiderio di rivalsa. Non è estranea, secondo Gazzaniga, una sorta di via libera alla ritorsione.

Qual è il confine tra legalità e abuso? Intanto si chiarisce che, legalmente, il poliziotto che segue delle disposizioni non risponde di violenza: il confine allora dipende molto dall’individuo. Ma è l’aspetto psicologico che domina, la capacità individuale di controllare la situazione. E l’istinto ti porta ad insistere su quello che fugge piuttosto che su quello più minaccioso. Si chiama effetto tunnel: in chi si trova in una situazione di stress, di pericolo, le sensazioni scompaiono: rumori, ambiente, scorrere del tempo. Tutto l’essere si concentra sulla minaccia.

Gazzaniga racconta di un fatto che lo ha visto protagonista.

Un tizio dal bus degli ultrà lo martella sul casco con un bastone. Sempre più insistente, sempre più irridente. Fastidio, irritazione, monta la rabbia. L’agente insegue il bus che nel frattempo si è avviato, e si trova dopo poco a qualche centinaio di metri dal gruppo degli agenti mentre una cinquantina di tifosi idrofobi gli grida contro dal bus e minaccia di scendere per fargliela pagare.

Come agisce il poliziotto quando è in presenza di chi sta compiendo un reato? Secondo Gazzaniga, deve prevalere la prudenza. Ad esempio, ti segnalano un furto in atto: sorprendi dei ladri che si sono attardati, si nascondono. Tu arrivi, magari sei in condizioni di inferiorità. C’è il rischio di farsi molto male. Il comportamento deve essere quindi improntato ad evitare conseguenze pericolose. (Ma allora, sovrintendente, i ladri possono stare tranquilli?)

E in piazza? Come fa il poliziotto a sapere quando sta dalla parte giusta? Si verificano situazioni ancor più delicate. A volte si vedono dimostranti che cercano di fraternizzare con i celerini. Ma in piazza non ci sono i ladri: ci sono cittadini che aspettano risposte dalla Stato: ma lo Stato non ha risposte, ed allora la risposta la danno i manganelli. Non ci sono più individui, c’è la massa: alla fine non c’è differenza tra il disoccupato ed il violento a cui “non serve un motivo”.

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@vicini.to.it

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0.0/10 (0 votes cast)
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 0 (from 0 votes)

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


*