“Quando la libertà arriva con le mani sporche di sangue è difficile stringerle la mano.”
(Oscar Wilde)

Ciau Bale al Massimo

Al Glocal Film Festival rimpatriata dello storico show di Quartarete

“La tua vita è triste? Ti senti chiuso? Sei falso e cortese? Vivi in una città grigia? Sei torinese”. Pomeriggio di risate e memoria al cinema Massimo domenica 13 marzo, nel corso del 21° Glocal Film Festival di Torino: appuntamento di rievocazione della trasmissione Ciau Bale, andata in onda dal 2003 al 2005 su Quartarete, poi convertita in una serie di spettacoli teatrali. Infine, ahimè, il silenzio.

Alla presenza del giornalista Osvaldo Perera, volto popolare del TG Piemonte della Rai, disposto ancora una volta a “prendersi per i fondelli”, si è rivisto quel “Tg Thiè”,  che aveva ribattezzato i conduttori, impersonati dalla coppia Zalone –Pasquero, in Sostiene Perera (parodia del titolo del romanzo di Tabucchi) e Simonetta “Bho”.

Il tormentone satirico dell’allegra brigata di Ciau bale si concludeva con l’invito “Esci dalla pauta. Iscriviti anche tu alla scuola per diventare di Milano!”. Nato da un’intuizione casalinga di Zalone e della moglie Germana negli anni che precedettero  le Olimpiadi e il metro,  portatori della ventata di cambiamento cittadina,  il format  ironizzava in modo bonario e intelligente sulla torinesità della tradizione, caratterizzata da  mestizia, immobilismo, seriosità, proverbialmente contrapposti all’attivismo e al brio del capoluogo lombardo.

Zalone era già  autore televisivo, Germana un’attrice comica che aveva lavorato con la Dandini, per l’”Ottavo Nano”:  radunati un po’ di amici creativi, i contenuti erano stati abbozzati; l’emittente locale Quartarete ci aveva creduto e Ciau Bale, ideato come programma della durata di un’ora poi  distribuito in brevi strisce  quotidiane della durata di 12 minuti, nel giro di qualche tempo  conquistò pubblico e la positiva attenzione della critica, anche su scala nazionale.

 

Uno dei meriti  riconosciuti fu la messa a fuoco  di manie e “tipi” cittadini, sfatando la stantia nomea di torinesi che non sanno ridere di se stessi: ecco allora prender vita sullo schermo l’ingegnere Pinen Farina, creatore delle improbabili Fiatbiova, Fiatattack e  Lancianoia, la signora Crimea,  la Radical Chic fondatrice del comitato “Donne della Sinistra di Strada San Vito, venendo da giù”, che prefigurarono in parte le “Madamine” Si- Tav di recente memoria, le  Peppie, tre zitelle di autentica razza sabauda, per non citarne che alcuni.

Perché Torino non ha avuto il suo Derby, il cabaret milanese, serbatoio di talenti comici affermatisi poi a livello nazionale? Nonostante il Club Centralino,  una delle istituzioni della  cultura Torinese, da cui sono passati  artisti come La Smorfia, i Giancattivi, la città non ha aggregato una scuola comica piemontese vera e propria. Lo stesso spettacolo teatrale “Ciau Bale”, seguito alla chiusura del format televisivo,  non è riuscito a diventare una  “realtà stabile”, lo spazio per una creatività locale, da  presentare nei palchi di teatri del Piemonte.

Difficoltà di riuscire a incidere sulla realtà  artistica e istituzionale del “sistema Torino”? Forse solo quello, anche perché le risate del pubblico durante il pomeriggio al Massimo testimoniano che la comicità di CiauBale ha vent’anni, ma non li dimostra.

Anna SCOTTON

annas@vicini.to.it

 

 

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