C’è chi crede che tutto gli sia dovuto, ma non è dovuto niente a nessuno.

Le cose si conquistano con dolcezza ed umiltà.
(Madre Teresa di Calcutta)

Pillole di Salone. Marco Damilano presenta Zagrebelsky, “Mai più senza maestri”

Gustavo Zagrebelsky, direttore di Biennale Democrazia, interviene alla lezione ìnaugurale di Biennale Democrazia presso il Teatro Regio, Torino, 10 aprile 2013. ANSA/ ANTONINO DI MARCO

Gustavo Zagrebelsky esordisce assicurando che Marco Damilano, il suo intervistatore odierno, ha fatto una lettura approfondita del suo libro, “Mai più senza maestri. Approfondita. Lo assicura perché il giorno prima dell’incontro al Salone del libro, l’11 scorso, lo ha interrogato.

Per tutta l’intervista Zagrebelsky, interpreta il suo ruolo di Professore; sospende la frase ed attende che Damilano la completi. Scolaretto diligente alla Liza Simpson, Damilano, imbeccato, inserisce la parolina mancante.

Dunque.

Uno degli slogan del ’68 era “mai più maestri”. Libertà di pensiero senza condizionamenti.

Oggi il Professor Zagrebelsky, costituzionalista, per nove anni Presidente della Corte Costituzionale, ribalta l’assunto con il suo “Mai più senza maestri”, un saggio sul ruolo di quella che nel passato è stata una figura di riferimento.

Come recuperarne il significato?

Partiamo dall’etimologia, dice il Professore. Magister. Magis-ter. Magis evoca la conoscenza, ter sta per “di più”, maggiorativo. Colui che ha, che domina la conoscenza.

Di contro c’è Minister. Minus-ter, cioè l’opposto. Il ministro è l’esecutore.

Conosce Damilano qualche Minister che invece di fare l’esecutore pretende di fare il maestro? Damilano annuisce.

C’è anche un concetto che vi si può associare: minestra. Nelle cene importanti il piatto forte veniva portato in tavola dal cuoco, un personaggio di spicco, in gran pompa, mentre per la minestra che apriva il pasto il compito era affidato ai semplici servitori.

Parliamo dunque di colui che sta in alto e da lì attraverso la critica, educa. Pone dei dubbi. Crea inquietudine. Ricerca una regola, creando nuovi modi di pensare ma anche rotture.

Per spiegare, Zagrebelsky scomoda un Salmo (il numero 62)

Una parola ha detto Dio,
due ne ho udite:

Così nella vita reale: anche come Presidente della Corte Costuzionale, dice Zagrebelsky, quando si trattava di dare un’interpretazione ad particolare assunto di un articolo della Costituzione si partiva col mettere in dubbio ciò che sembrava una certezza: veramente il Legislatore voleva dire quello e proprio solo quello?

Al contrario la cultura odierna crea delle figure che non hanno spessore. Come l’influencer. Conosce Damilano un influencer? Anche due, risponde Damilano.

L’influencer appiattisce, non c’è più un livello superiore. Semplici comunicatori e non guide.

E imbonitori. Quelli che non hanno il senso del dubbio, che propagandano certezze basate solo sulla loro ignoranza. Come i vari dittatori del passato. L’elenco è lungo.

Gianpaolo Nardi

gianpaolon@vicini.to.it

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