“Quando la libertà arriva con le mani sporche di sangue è difficile stringerle la mano.”
(Oscar Wilde)

Adolescenti di fronte alla guerra

I diari della 1 N dell’Istituto Tecnico Industriale “Ettore Majorana” di Grugliasco.

Si definiscono “L’isola che non c’è”,  sono convinti che l’importante sia “crederci sempre, credere nelle persone, nel mondo, nonostante le guerre, e soprattutto in noi stessi”: sono i ragazzi della 1 N del professor Alberto Elia,  uno dei docenti di Lettere dell’ITI “Majorana” di Grugliasco: “Solitamente,  per la Festa della Donna, tendo a far lavorare sul tema dell’immedesimazione al femminile per comprendere modi di vedere e di percepire, differenti da quelli di un maschio. L’idea di suggerire il cambio di punti di vista, tra l’altro, è molto funzionale quando scoppia un diverbio in classe e si vuol operare per la  mediazione del conflitto.”

L’8 marzo di quest’anno i “cittadini e le cittadine dell’Isola” respiravano un’aria diversa, quella della guerra alle porte: quindi il “Laboratorio di scrittura al femminile” è diventato uno spazio stimolante in cui liberare fantasie e timori legati alla crisi russo-ucraina, e ogni allievo della classe  ha provato a calarsi nei panni di una ragazza adolescente ucraina nei giorni del conflitto, che è diventato anche espressione di sentimenti, di emozioni, un esercizio quasi catartico dopo i due anni di incertezza, di solitudine e isolamento, di didattica a distanza e di fatica psicologica che sono stati costretti a subire, in un momento così delicato come il passaggio dalla scuola media a quella superiore.

L’esercizio della scrittura, della scrittura intima e personale, così poco utilizzata dai ragazzi, è stato un valido pretesto per riflettere, per fermarsi e compiere un lavoro di analisi sulle emozioni e sui vissuti personali. Qualcuno ha  pensato di continuare: la scrittura può anche costituire un balsamo per l’anima.

I loro testi si sono tradotti in una pubblicazione, promossa  dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Grugliasco: il libricino “Adolescenti di fronte alla guerra: i diari della 1^N” è stato diffuso a sostegno dell’iniziativa “GRUGLIASCO PER L’UCRAINA” e della raccolta di fondi destinati alle spese di accoglienza e di ospitalità dei profughi.

Abbiamo incontrato i ragazzi di questa  classe “un po’ normale, un po’ speciale” chiedendo loro il senso del progetto realizzato: si è trattato innanzitutto di un modo per verificare il significato  della parola “guerra”, oggi, una parola “che viene dal  passato, ed è  tornata ad esserci  vicina”, provocando nuove paure. I filmati di combattimenti visti finora, con carri armati ed armi pesanti, erano quelli dei conflitti mondiali, non le immagini in diretta o comunque provenienti dallo scenario operativo.

Il conflitto, seppur non mostra al momento “un’ escalation verso la terza guerra mondiale , nei ragazzi suscita “pena per le persone che lo vivono in quel Paese, in particolare gli anziani che devono fuggire o stare al freddo”.

L’esercizio di immedesimazione  effettuato nella scrittura –“ non sapevo come sentirmi femmina,  è stato più difficile immaginarmi donna che in situazione di guerra”, ha dichiarato la parte maschile della classe – li ha avvicinati maggiormente a quella realtà: hanno provato lo spavento e la consapevolezza di cosa pensano gli ucraini durante la loro fuga, il dolore che si prova nel dover lasciare la propria terra e tutto ciò che si ha.” Alcuni hanno fatto lo sforzo per immaginare il teatro di guerra: sirene, scoppi, bambini che piangono, odori, (la puzza di bruciato), l’atmosfera di attesa angosciata del prossimo bombardamento.

Per descrivere il vissuto del personaggio inventato si sono ispirati sia a notizie passate in TV, sia a persone  conosciute: c’è poi chi ha immaginato la  propria famiglia in quella condizione” come la ragazza che ha la madre caposala in Rsa e l’ha pensata “andare a curare i feriti, mentre il padre sarebbe  partito per il fronte per difendere la  patria e  il  fratello diabetico avrebbe dovuto sostenere gravi difficoltà”. Rilevante anche il contributo dei social: i frammenti, i flash catturati da TikTok (ma è citato anche Instagram) sono il volto, il “front end” dello scenario della guerra.

Amici e famigliari hanno apprezzato  questa pregevole iniziativa: “è stato un bel progetto, a partire dal  professore che ha fornito lo stimolo fino all’assessore che  ha  aiutato a stampare i libretti”.

L’esperienza  ha favorito l’arricchimento culturale e personale, facendoli immergere totalmente in una condizione per loro lontana, ma anche così vicina, dopo i turbamenti emersi dalla pandemia e dalle condizioni che ha imposto a ognuno. Si sono quindi impegnati nella ricerca preliminare di “più informazioni possibili sulla storia ucraina, sui nomi in uso, sulle abitudini di chi vive in quel territorio, attraverso  giornali, telegiornali, internet” (qualcuno addirittura ha imparato a scrivere il proprio nome con i caratteri cirillici!) fino alla scoperta di ciò che ha  lasciato nel cuore  la vicenda del personaggio  creato con il  diario: “è come se adesso facesse un po’ parte di me, mi ha  emozionato davvero ciò che stavo scrivendo, la storia d’amore che ho immaginato vivesse il mio personaggio  mi ha commosso”.

Professor Elia, quanto il lavoro di un docente oggi comporta l’attenzione alla stabilità emotiva dei giovani? “Credo sia importante immedesimarsi nel punto di vista dell’altro e utilizzare una didattica che tenda a includere, a fare gruppo. Lavorando insieme i bisogni degli alunni diventano centrali alla pari dei contenuti dell’insegnamento, mentre molti docenti li mettono in secondo piano. Occorre vedere la classe come una squadra, gli allievi come atleti, gli insegnanti come allenatori. La dimensione del gruppo elimina la competizione interna e spinge a vincere fianco a fianco, promuovendo la condivisione dei successi e lo star bene”.

Loredana, Anna, Gianpaolo

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