“L’uomo non sa accettare la vita nel suo nocciolo di casualità e di attesa. Paradossalmente vuole tutto e subito, ma arriva tardi o nel momento sbagliato.”
(Dino Buzzati)

Il 22 Aprile la Giornata della Terra

La Giornata della Terra è la più nota e importante ricorrenza internazionale sulla sostenibilità e la protezione dell’ambiente: è un momento di informazione sullo stato dell’ambiente del pianeta e di condivisione di consigli su come inquinare meno e preservare gli ecosistemi, su un uso più responsabile delle risorse che abbiamo a disposizione. L’Earth Day nasce il 22 aprile 1970 negli Stati Uniti: per la ricorrenza di quest’anno il Presidente Joe Biden ha invitato 40 leader mondiali a partecipare ad un summit virtuale il 22-23 aprile per enfatizzare la necessità di azioni più forti in favore del clima. ll tema di quest’anno, significativamente, è Restore Our Earth.

Ne parliamo con Mauro Prencipe, Professore associato presso il Dipartimento di Scienze della Terra, Università di Torino.

“Oggi forse possiamo guardare al futuro prossimo con un po’ più di ottimismo. Tuttavia la tensione circa la cura del nostro ambiente sembra essersi arrestata durante la pandemia. Cosa è cambiato nel nostro mondo: qualcosa è migliorato o peggiorato?”

“Non molto. C’è una certa flessione del tasso di emissioni, specie perché si sono ridotte le produzioni. Ma si è messo a tacere il problema. Si è attenuata la sensibilità della gente, che è quella che in ultimo fa leva sui governi”.

“C’è stata grande promozione da parte della Politica circa il nuovo Ministero per l’Ambiente che, informa il Ministro Garavaglia“riferisce alle commissioni congiunte dell’Ambiente e dell’Industria dei due rami del Parlamento”. C’è un cambio di passo rispetto al passato?”

“Difficile dirlo. Non è necessariamente solo propaganda. Ma i Governi, tutti i governi, hanno nella loro prospettiva i prossimi 4-5 anni, mentre l’ottica degli scienziati deve proiettarsi almeno nell’ordine delle decine d’anni. Noi lavoriamo sui fenomeni, non sugli accadimenti. I governi perseguono interessi immediati. Pensiamo al riciclo delle materie prime, come semiconduttori o componenti per le batterie: attualmente è più conveniente approvvigionarsi dai prodotti degli inceneritori (ash product, ash minerals) che non dalla raccolta differenziata. La composizione delle ceneri, come anche i processi della gestione dei rifiuti, sono simili dovunque, mentre ogni impianto per il riciclo ha un suo processo, difficilmente trasferibile ad altri.
Di fatto, i progetti a cui si sta lavorando ed a cui partecipano le Università, ricevendone dei finanziamenti pubblici, vanno in questa direzione. D’altra parte, diciamolo anche se può renderci impopolari, gli inceneritori moderni sono abbastanza sicuri dal punto di vista delle emissioni. O almeno, i pericoli sono minori rispetto alla sensibilità ed alla percezione del cittadino.”

“D’altra parte, l’alternativa più praticata è il saccheggio dei giacimenti, il cui ciclo è certamente più costoso e comporta maggior consumo di risorse naturali. Entro il il 30 aprile il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) dovrà essere presentato in sede UE. Del Piano fanno parte i capitoli sulla Rivoluzione verde e la transizione ecologica. Molti dei temi in discussione toccano aspetti molto prossimi agli interessi e alla sensibilità dei cittadini. Ci hai parlato del riciclo: qual è invece la vostra posizione di studiosi circa lo sviluppo delle reti di distribuzione dell’energia elettrica, ad esempio per autotrazione? Le auto elettriche sono ancora molto costose, ha senso investire fin d’ora in questo senso?”

“Dal punto di vista dell’impatto ambientale l’elettrificazione ha un effetto marginale, forse l’1%. Vedi, l’approccio non può che essere sistemico. Io invito i miei studenti ad usare le simulazioni che permettono di valutare l’impatto globale di ogni singola variante nelle cause del cambio climatico, come possono essere l’elettrificazione o la deforestazione. Ogni elemento del sistema contribuisce in concomitanza rispetto agli altri.
E’ l’insieme dei provvedimenti dei governi che porta al risultato. Se dovessi indicare una via, direi che è quella della Carbon Tax. Far aumentare il costo dell’energia proveniente da fonti non rinnovabili; tasse sull’estrazione del carbone, sul petrolio, sul biogas, che è metano, sul metano stesso. I proventi dovrebbero essere utilizzati per incentivare la produzione di energia tramite fonti rinnovabili. Solo a quel punto avremmo costi accettabili per la transizione elettrica.”

“Immagino che lo stesso discorso valga per l’utilizzazione dell’idrogeno, altra suggestione a cui ci stiamo affezionando.”

“Lì si è creata confusione tra “produttore” e “vettore” di energia. Il vantaggio dell’idrogeno consiste nella possibilità di “accumulare” energia. Ma la stessa produzione richiede energia e, se questa viene generata tramite i combustibili fossili, allora continuiamo a emettere CO2, anche se probabilmente riduciamo l’inquinamento; bene, ma soprattutto per le grandi città ( e tuttavia non eliminiamo l’emissione di ossidi di azoto – nocivi – prodotti entro il motore dalla combinazione dell’ossigeno e dell’azoto provenienti dall’aria).”

“Ultimo tema di tendenza, magari anche per chi non è così attento alla cura dell’ambiente: il superbonus 110%.

“Questo sì, perseguire l’efficienza energetica è uno dei capisaldi della cura dell’ambiente. Non bisogna dimenticare che proprio il riscaldamento domestico è il principale responsabilecdell’inquinamento nelle città, fino al 90%.In sintesi, qualcuno continua a sostenere che cambiamenti climatici vi sono stati nella nostra storia, anche se l’Uomo non era presente. Di fatto, di questi cambiamenti se ne contano molti che sono stati probabilmente causa o concausa di almeno 5 grandi estinzioni di massa (molte specie di dinosauri erano già estinte o in via di estinzione ben prima della caduta del famoso asteroide, 66 milioni di anni fa). Ma proprio per questo dobbiamo porre la massima attenzione alle nostre azioni perché noi siamo particolarmente poco adattabili al mutare delle condizioni ambientali, a differenza di altre specie meno complesse e dunque anche più flessibili. Comunque, tutti i dati a disposizione e i modelli sviluppati dai climatologi (gli unici scienziati competenti nel campo) mostrano che il responsabile dei cambiamenti osservati oggi è l’Uomo.”

A volte la gente è disorientata dagli scienziati e da argomentazioni contrapposte quando assiste a dibattiti di natura divulgativa; scambia il normale dibattito scientifico, che è il vero motore dell’avanzamento delle conoscenze con la “confusione” che spesso ne emerge nel nostro universo mediatico. Ma non è tutto lineare, semplice, scontato; non certo su temi “di frontiera” come questi. Non ci dobbiamo scoraggiare: è la scienza, quella che si serve di dati e di processi scientifici, che aiuta i governi a decidere e noi a rendere i nostri comportamenti “virtuosi”.

E’ questo il messaggio. Grazie, prof.

Peccato per i dinosauri: mio nipote di 7 anni pensa che se non fosse stato per il dannato asteroide i dinosauri sarebbero ancora con noi, anzi si sarebbero evoluti in draghi volanti da cavalcare per sconfiggere le forze del male.

Gianpaolo Nardi
gianpaolon@vicini.to.it

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