“In democrazia non decide la popolazione, ma chi va a votare”
(Milena Gabanelli, giornalista)

Licei occupati a Torino

La voce dei giovani va ascoltata

Ci siamo chiesti per anni  come mai i giovani non reagissero; abbiamo  guardato impotenti un’intera generazione,  quella di coloro che oggi hanno circa 30 anni, andare via da un’Italia che non ha niente da offrire loro, e che quel poco che offre non sempre  è per i meritevoli, ma spesso per chi ha ”le conoscenze giuste”.

Ragazzi  splendidi, preparati, che hanno fatto studi impegnativi, che parlano 3-4 lingue , che hanno un’energia incredibile, che sono infinitamente migliori di noi, di cui questo Paese non sa che farsene… altrove invece, neanche tanto lontano, parliamo dell’Europa, li hanno accolti, valorizzati, fortemente voluti.

In Germania i concorsi universitari sono ben diversi dai nostri: vincono quelli che hanno i titoli, da qualunque parte del mondo arrivino; l’ambizione di quelle Università  è attirare le eccellenze e poterle utilizzare per realizzare i migliori progetti, per fare davvero innovazione.

Qui imperversa il sistema clientelare, i concorsi sono decisi a tavolino da sempre, ma i responsabili finiscono indagati solo le rare volte che qualcuno ha il coraggio di denunciare; in quel caso per un po’ ci si ferma, ma poi si ricomincia, come se non fosse possibile fare diversamente.

E’ il “sistema Italia”, che purtroppo ha pervaso tutti i settori, dall’Università alla magistratura, e scorre in mille rivoli, consegnandoci un Paese alla deriva.

E’  ora più che mai di provare ad invertire la tendenza e  non deve continuare questa emorragia di giovani, che sono la  linfa della nostra società: quanto ci possiamo impoverire se non facciamo in modo che il nostro bene più prezioso possa vivere e prosperare in questo Paese?

Purtroppo si continua a notare una disattenzione disarmante nei confronti di questo problema che dovrebbe invece essere nodale, nessuna azione concreta si sta mettendo in campo .

Ora però  i  giovani, esasperati dall’ essere ignorati,  alzano la loro voce, e che voce !

Un coro immenso, un’onda lunga, pacifica, un liceo dietro l’altro vengono occupati tutti, persino quelli “perbenino” come il D’Azeglio e l’Alfieri, non solo il sempre rumoroso Gioberti…

La questione non riguarda solo l’alternanza scuola lavoro o la prova di maturità, la questione di cui si discute tra i liceali è molto più ampia e riguarda un disagio, che la pandemia ha solo amplificato, ma esisteva già: la scarsa attenzione ai bisogni degli studenti, la mancanza di cura per i luoghi che li accolgono, l’incapacità di rinnovare la proposta didattica in modo da renderla compatibile con l’’evoluzione generazionale”, fino all’assenza totale dell’ascolto.

L’approssimazione e la superficialità con cui la scuola è stata gestita non sono più ammesse e sono loro a dircelo, quelli che dovrebbero imparare e che invece stanno dando una lezione, o meglio una ”lezione magistrale”, che dovremmo ascoltare in religioso silenzio e con umiltà.

L’esperienza, che l’età e le competenze ci offrono, non è un dogma, ma uno strumento, che dovremmo saper adattare al momento ed alle esigenze: questo è quello che ci chiedono questi ragazzi.

Molti docenti, quelli più illuminati, sono dalla loro parte (come non esserlo ?!!) e li sostengono in questa protesta pacifica ma forte, per le dimensioni che sta assumendo.

Oggi vorrei che la stampa, la televisione e tutti i mezzi di comunicazione non intervistassero politici che ci regalano parole vuote, ma dessero spazio ai ragazzi, alla loro voce, che bisogna finalmente ascoltare.

Si dovrebbe cambiare punto di vista e pensare che tutte le scelte che questo Paese deve fare le deve fare innanzitutto per i giovani, e non ” anche per i giovani”, e da lì dovrebbe ripartire, sovvertendo le logiche corrotte e distruttive che si sono seguite fino ad oggi.

Maria Cristina Bozzo

cristinab@vicini.to.it

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