“Quando la libertà arriva con le mani sporche di sangue è difficile stringerle la mano.”
(Oscar Wilde)

L’acqua del lago non è mai dolce

L’acqua del lago non è mai dolce di Giulia Caminito (tra i 12 finalisti del Premio Strega 2021), inizia con la descrizione di Antonia, una madre determinata, “un tronco di donna dalla chioma rossa”, disposta a tutto pur di mettere al sicuro la propria famiglia.

È una donna testarda, che non scende a compromessi: “Nostra madre pare l’eroina di un fumetto, Anna Magnani al cinema, lei che baccaglia, lei che non si arrende, lei che li fa stare tutti zitti”. Eppure, non c’è ammirazione per il coraggio e l’ostinazione della madre,  ma l’oppressione di una figlia che ha paura di “non essere come Antonia, non bastare mai, non vincere nessuna battaglia”.

Antonia combatte come una leonessa per dare una casa ai propri figli per farli studiare, perché possano avere un futuro migliore del suo, ma non sa essere una madre affettuosa, anzi è sempre opprimente e giudicante.

La donna lotta per ottenere una casa popolare, perché sua figlia studi nelle migliori scuole, perché suo figlio maggiore non si faccia ammazzare in un corteo di protesta. Non manifesta tenerezza né amore, ma solo un’accanita e disperata difesa dei diritti della propria famiglia.

Investe sulla sua secondogenita tutte le speranze, tutte le ambizioni, le migliori forze, l’inesauribile energia. Ma inevitabilmente la schiaccia.

La voce narrante  è quella della figlia Gaia , che fa di tutto per seguire la strada che la madre le indica : studia, si laurea, ma nello stesso tempo patisce la sua condizione di povertà e l’oppressione della madre; coltiva così un lato nascosto in cui la sua frustrazione si trasforma in aggressività e violenza.

Bambina, adolescente, ragazza e poi giovane donna ci fa entrare nella dimensione degli esclusi, raccontando una vita precaria, fatta di avanzi e scarti degli altri, che con ingegno la madre ripara e riutilizza. Di ogni cosa le tocca la brutta copia: la bambola cucita con pezzi di stoffa avanzati, lo zaino del fratello maggiore aggiustato con del cartone per renderlo più resistente, la cartella di un’altra bambina con i suoi disegni sopra, le scarpe con la suola già consumata, la bicicletta dismessa di un vicino.

Arrivano gli anni della crescita, quelli che hanno il lago a fare da testimone, il lago di Bracciano dalle acque tutt’altro che limpide, ma limacciose, affatto dolci, ma dal sapore di benzina. È qui che Gaia cresce, arranca, si dibatte, combatte, affronta la vita con rancore.

L’acqua del lago non è mai dolce non è una storia di riscatto. Non ti salva neanche lo studio, la lettura, i libri. Se spesso nella letteratura  la lettura viene presentata come salvezza, possibilità di emancipazione e rivalsa sociale (caso esemplare è quello de L’amica geniale), qui la salvezza non c’è, ma anzi un’ennesima ingiustizia respinge Gaia indietro e spegne i suoi sogni.

L’acqua del lago non è mai dolce è edito da Bompiani.

Maria Cristina Bozzo

cristinab@vicini.to.it

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